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«Fiat è solida, non vogliamo incentivi»

di Bianca Carretto

GINEVRA — «Non vi è nessuna minaccia per le nostre fabbriche, abbiamo rispettato il nostro impegno per Pomigliano da cui esce la Panda, confermiamo gli investimenti di Mirafiori, dove verranno prodotti, entro il 2013, un modello Jeep e uno Fiat. Gli altri siti si occupano di vetture pianificate da tempo o di componenti». Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat-Chrysler lo ribadisce al Salone di Ginevra. Nessun piano di chiusure in Italia. L'Alfa Romeo è già sbarcata dall'Europa in Cina, è stato definito lo stile della Giulia che verrà costruita in Usa, in un impianto non ancora localizzato. Anche per lo spostamento del quartier generale della Fiat, Chrysler conferma che si tratta solo di ipotesi: «non è stata ancora presa alcuna decisione». L'argomento è chiuso, si passa alla presentazione della 500 L, l'interpretazione moderna di una vettura trasversale, a spazi interni modulabili, concepita per i molteplici usi di una famiglia. Sono le auto compatte come questa che a Ginevra dimostrano meglio di ogni altra la capacità di innovazione dei costruttori.
Sono in grado di soddisfare l'obiettivo della Commissione europea, che ha fissato, entro il 2020, le emissioni di CO2 sotto i 95gr/km. Fiat è stata riconosciuta, per il quinto anno consecutivo, come la marca con le più basse emissioni di CO2 in Europa con 118gr/km. Marchionne ha ricevuto, con il presidente John Elkann, la visita del presidente della Repubblica Serba Boris Tadic. La 500 L è costruita in Serbia, nell'impianto di Kragujevac, nell'ambito della joint venture siglata, nel 2008, tra Fiat Group Automobiles e il governo di Belgrado. E l'alleanza tra General Motors e Psa Peugeot Citroën? «Fiat non ha perso nulla, — commenta con ironia — per noi non si è chiusa nessuna pista, teoricamente potremmo ancora fare accordi laterali sia con Peugeot sia con Gm». Durante i saloni tante voci si rincorrono, abbiamo raccolto un'indiscrezione: anche il gruppo Volkswagen avrebbe contattato, recentemente, Peugeot per trovare una convergenza. In effetti quando sarà conclusa «questa partita a lungo raggio», così Marchionne ha definito la partnership tra il gruppo americano e francese, potrebbe essere proprio il colosso tedesco a subire maggiormente le conseguenze di questa nuova forza industriale, definita per ora come la parte di un piano di General Motors per arrestare la perdite di Opel e di una strategia di Psa per risolvere i suoi problemi di sovracapacità produttiva in Europa. È sempre il manager italiano a ribadire che «tutti sono possibili partner; parliamo con tutti, con Mazda, con Suzuki continuamente, sarei felice di parlare anche con Volvo, siamo universali, vedo incompatibili con Fiat solo Volkswagen, Daimler e Bmw». Non appare neppure sorpreso dalla crisi del mercato europeo: «È in linea con le nostre previsioni, siamo solidi, la Fiat può fare di tutto senza aver bisogno di assistenza». Lo squilibrio, tra Brasile e Stati Uniti, che continuano a generare risultati positivi e altre parti del mondo in crisi, non intacca l'integrazione tra Fiat e Chrysler, le scelte strategiche sono già tutte condivise. L'amministratore delegato non teme nessun declassamento della sua azienda, ma ribadisce di non volere incentivi in Italia: «voglio solo che mi diano la possibilità di operare in maniera efficiente nel Paese, la Fiat si oppone a qualsiasi piano di rottamazione o di intervento a sostegno del mercato».
 

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