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Fiat e il gioco di sponda

La Fiat sta combattendo una sola battaglia, su due fronti. Quello europeo, dove il mercato soffre e la costringe a scelte difficili. E quello negli altri Paesi più vivaci, dove cerca di conquistare spazi per sostenere la crescita là dove la situazione è più critica.
Al giro di boa
Nei 27 Paesi dell’Unione Europea, più quelli dell’Efta (Associazione europea di libero scambio), nel primo semestre dell’anno sono state immatricolate 6.896.348 vetture, con un calo del 6,3%. Il gruppo Fiat ha venduto 456.191 unità, con una contrazione del 17%. Ma l’analisi va allargata al contesto globale. Negli anni, infatti, Sergio Marchionne ha esteso al di fuori dell’Europa la rete produttiva e commerciale del gruppo torinese. Il mercato del Vecchio Continente si sta dimostrando una «palla al piede» per l’industria automobilistica globale, a causa delle politiche restrittive seguite dai governi. In Francia il calo delle vendite, sempre nei primi sei mesi dell’anno, sfiora il 15%, e anche l’inossidabile Germania scivola, pericolosamente, verso lo zero.
Dunque non è solo Fiat a soffrire, persino il colosso Volkswagen, che con i suoi marchi presidia tutti i segmenti del mercato, subisce, in Europa, un leggero calo nelle immatricolazioni. I francesi di Psa Peugeot Citroen, radicati principalmente nel nostro continente, nel primo semestre hanno perso il 13,9%, e Ford, altro nome importante, ha lasciato sul campo il 10,4%.
In altre aree, dove Fiat è presente, invece, si registrano aumenti della domanda che, in giugno, hanno raggiunto il 22,1% negli Stati Uniti, il 18,7% in Brasile, il 10,2% in Russia, il 9,9% in Cina e il 9,8% in India.
La prima metà dell’anno si è chiusa per il gruppo Fiat-Chrysler con ricavi pari a 41,7 miliardi di euro, quelli netti di Fiat, esclusa Chrysler, sono di 17,9 miliardi di euro, con una diminuzione del 6,6% rispetto all’anno precedente. L’utile netto è stato di 737 milioni di euro: esclusa Chrysler, si conta una perdita di 519 milioni.
Diversificazione
La Fiat di oggi è una multinazionale, Chrysler è divenuta non partner, ma parte integrante di una strategia di espansione che potrebbe permettere alla Casa torinese di superare il rallentamento causato dalle zone in crisi. L’aver riportato con la 500 il marchio Fiat negli Stati Uniti significa aver ridato blasone all’automobile italiana. La city car sta conquistando spazi. Una versione turbo ha debuttato in esclusiva per gli Usa, assecondando le richieste di un pubblico giovane che vuole potenza e prestazioni, senza infrangere il tabù dei consumi e delle emissioni che il modello rispetta pur con i 135 cavalli dell’1.4 MultiAir, brevettato Fiat.
Gli investimenti previsti in Brasile (circa 5 miliardi di euro) per i prossimi quattro anni contemplano la costruzione di un nuovo stabilimento che sorgerà a Pernambuco, nella zona portuale di Suape, hanno lo scopo di costruire una solida presenza nell’America Latina. Sono stati anche stanziati 200 milioni di dollari per l’impianto di Cordoba, in Argentina, e a Saltillo, la «Detroit dell’America Latina», si stanno studiando le auto elettriche, l’alimentazione biodiesel e altre energie alternative.
Gli stanziamenti sono la conseguenza dei risultati ottenuti. Dall’inizio del 2012, Fiat in Brasile ha venduto il 5% di veicoli in più rispetto al 2011. E, grazie agli incentivi introdotti a fine maggio dal governo, nei primi 15 giorni di agosto il Lingotto ha registrato un più 32% nell’auto e un più 3% nei veicoli commerciali leggeri (+22% nel mercato). Gli investimenti fatti fuori dall’Italia e gli utili generati nelle Americhe permettono di sostenere l’Europa e mantenere in vita gli impianti esistenti in Italia.
Gli stabilimenti nel nostro Paese non sono «teatri di posa» nei piani di Marchionne. Il manager sta combattendo per portarli all’altezza della concorrenza mondiale con diverse strategie. Da una parte chiede nuova cassa integrazione, per esempio a Pomigliano dove viene assemblata la Panda, venduta solo in Europa. Dall’altra fa rientrare in fabbrica a Grugliasco, dopo otto anni di inattività, gli operai che devono costruire le nuove Maserati. Altri impianti possono fornire modelli in grado di battersi con successo, la 500L, costruita in Serbia, è una di questi.
Parte dai marchi Jeep e Chrysler l’attuale offensiva di Fiat in Russia. Al Salone di Mosca, che si svolge in questi giorni, il Lingotto ha potuto esporre una serie di modelli che spaziano dal Fiat Freemont, alla Chrysler 300C e al Jeep Grand Cherokee, che trainano interesse anche per Punto e 500. L’ingresso in Cina della Fiat Viaggio, la berlina pensata per la popolazione asiatica, passa dalla Dodge Dart, che utilizza il pianale della Giulietta, e riconduce, direttamente o indirettamente, a Torino.

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