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Fiat conferma gli obiettivi: «Sei milioni di auto a fine 2014»

di Bianca Carretto

MILANO — Nel corso di un incontro con la comunità finanziaria, organizzata da Sanford C. Bernstein, Sergio Marchionne ha annunciato che Fiat punta a raggiungere il «break even» delle attività industriali europee dell'auto entro il 2014. Quanto alla diversificazione geografica del fatturato, in Europa è attesa al 32% (nel 2010 era del 60%) e al 47% in Nord America (era il 3%). E' previsto il lancio di 23 nuovi modelli e 12 restyling, in Europa, tra il 2012 ed il 2014, in un mercato connotato da eccessi strutturali. Solo per il marchio Fiat sono pianificate quattro novità nel 2012 (tra cui il monovolume compatto L0 a cinque e sette posti) e due nei dodici mesi seguenti, per Alfa Romeo vi saranno tre presentazioni nel 2013 (il coupé sportivo 4C, un suv e la Mito 5 porte), contemporaneamente al ritorno in America; nel 2014 verranno proposti quattro altri veicoli.

Per Jeep, il marchio globale del gruppo, sono confermate altre due vetture entro il 2013 (una nuova generazione di Cherokee), mentre per i brand Lancia/Chrysler vi sarà un susseguirsi di prodotti inediti (un esempio la Flavia Cabriolet), cinque in tutto tra il 2012 ed il 2014, e a tutti questi si aggiungono quelli di Abarth e Fiat Professional. Un'evoluzione di modelli che configura la prospettiva di costruire 6 milioni di vetture nel 2014 e divenire il quinto gruppo mondiale.

La Borsa ha reagito in modo positivo, il titolo Fiat è salito del 7%, raggiungendo il valore di 4,30 euro, trascinando anche Fiat Industrial a 6,17 euro (+ 2,41%) e Exor a + 2,96%. Il ceo del Lingotto ha confermato i target 2011 di Fiat e Chrysler: un fatturato di oltre 58 miliardi di euro, con un utile netto di 1,7 miliardi. Durante l'incontro Marchionne ha ribadito che entro la fine di quest'anno la società salirà dal 53,5% al 58,5% di Chrysler, che conserverà una partecipazione del 41,5% del fondo Veba. Un'opzione permetterà alla Chrysler, entro il giugno 2016, di acquistare il 40%. Lo sviluppo del piano è concentrato sulla ricostruzione di «un sistema industriale sostenibile», e l'Italia, secondo Marchionne, deve rafforzare i suoi impegni per ripianare il bilancio al fine di convincere il resto del mondo «sulla sua serietà».

E' giallo, infine, su una frase su Marchionne attribuita al ministro dell'Economia Giulio Tremonti ma poi smentita dal Tesoro. «Dobbiamo dare delle risposte a Marchionne se fa il demonio e dice che non vuole stare in Italia perché c'è il sindacato», avrebbe detto Tremonti durante il tavolo per lo sviluppo al Tesoro. Ma poco dopo è arrivata la smentita: «Le frasi attribuite a Tremonti nel corso dell'incontro per lo Sviluppo sono totalmente infondate».

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