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Fiat, con Chrysler senza aumento

TORINO – «La nascita di Fiat Chrysler Automobiles metterà fine alla vita precaria di Fiat; non dobbiamo più giocare una partita per la sopravvivenza, in fondo alla classifica, senza sapere se ci sarà un domani. Oggi con Fca abbiamo la possibilità di giocare una vera partita». Così John Elkann, presidente della Fiat, ha sintetizzato di fronte ai soci la sfida che attende la nuova Fiat, che trasloca all’estero dopo 115 anni; quella di ieri è stata l’ultima assemblea ordinaria dei soci del gruppo che si terrà in Italia: la prossima si terrà fra un anno ad Amsterdam, dopo che l’assemblea straordinaria in programma per l’estate avrà approvato lo spostamento della sede legale in Olanda e del domicilio fiscale in Gran Bretagna. Oltre ad approvare il bilancio 2013, l’assemblea ha rinnovato ieri l’autorizzazione all’acquisto di azioni proprie fino a 1,2 miliardi di euro.
Sergio Marchionne, che ha partecipato all’assemblea al fianco di Elkann, ha spiegato che l’assemblea straordinaria «si terrà in estate perché stiamo ancora discutendo con la Sec (l’autorità Usa di controllo dei mercati, ndr) in vista della futura quotazione a Wall Street; solo dopo aver avuto il loro via libera potremo convocare i soci». L’obiettivo è di rispettare «i tempi tecnici necessari a rendere operativa la fusione entro fine anno». Tecnicamente l’operazione sarà una fusione per incorporazione di Fiat spa in Fiat Chrysler Automobiles (Fca), newco di diritto olandese che sarà domiciliata fiscalmente in Gran Bretagna; l’attuale Chrysler Group LLC resterà una società americana domiciliata in Delaware e controllata al 100% da Fca, anche se cambierà probabilmente forma giuridica (dall’attuale società a responsabilità limitata) e nome, che in futuro conterrà anche Fiat.
Ai fini della domiciliazione fiscale in Gran Bretagna di Fca sarà opportuno – ma «non obbligatorio» – che anche i consigli d’amministrazione della nuova entità si tengano a Londra.
Marchionne, rispondendo a un azionista, ha voluto tranquillizzare sulla sorte dei dipendenti italiani del gruppo: «non ci sono eccedenze nel sistema italiano». E ha citato l’esempio di Grugliasco, dove la produzione di Maserati ha consentito la piena occupazione di tutti gli operai e l’assorbimento di un migliaio di quelli di Mirafiori. Sempre a Mirafiori, ha aggiunto, i prossimi investimenti consentiranno «la piena occupazione».
Per i dettagli sugli investimenti bisognerà attendere il prossimo 6 maggio, quando Fiat Chrysler presenterà il piano industriale a medio termine. Marchionne ha anticipato ieri che «entro il 2018 Fca sarà in grado di produrre oltre 6 milioni di vetture, un livello raggiungibile in base alle iniziative che presenteremo a maggio». Questo target è simile a quello che già nel 2010 era stato annunciato per il 2014, ma le ambizioni per quest’anno sono state poi molto ridimensionate: l’attuale obiettivo (già comunicato a fine gennaio) è di vendere a 4,5-4,6 milioni di unità rispetto ai 4,4 milioni dell’anno scorso. È probabile che buona parte della crescita arrivi nei prossimi anni dai paesi emergenti. Marchionne ha ammesso i ritardi in Cina, e ha promesso che «entro pochi giorni dovremmo essere in grado di annunciare qualcosa sulla produzione della Jeep»; «la Russia resta strategica» anche se il progetto di produrre Jeep e di veicoli commerciali insieme alla città di Mosca e dalla banca russa Sberbank è ancora allo stadio di valutazione.
Come verrà finanziato il piano industriale di maggio? La decisione arriverà entro quella data; non ci saranno cessioni di attività, ma restano in piedi varie ipotesi, tra cui quella di un prestito obbligazionario convertendo. «Molti a Wall Street ci dicono – ha detto il manager italo-canadese – che non abbiamo bisogno di raccogliere capitale», anche se è proprio con «la mole di investimenti prevista per i prossimi cinque anni» che si spiega la decisione di non pagare quest’anno un dividendo ai soci. Ieri il titolo Fiat ha guadagnato il 2,5% a Piazza Affari. Ci sarà in futuro un Marchionne azionista Fca grazie alle stock option e stock grant di cui dispone? «La mia capacità di influenzare Fiat come azionista è zero». A margine dell’assemblea, infine, Marchionne non ha voluto commentare la polemica sugli stipendi dei manager di Stato ma ha detto: «Io personalmente non farei il manager di un’azienda pubblica».

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