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Fiat, con Chrysler più vicina a Eni

di Sergio Bocconi

MILANO — A guardare la top ten dei grandi gruppi italiani si potrebbe dire che siamo di fronte a una «foresta pietrificata». L'Eni, favorita anche dall'aumento dei prezzi del petrolio, domina incontrastata per fatturato (che nel 2010 ha sfiorato i 100 miliardi) e utili (6,3). Seconda Enel, che però nel 2009 era leader per profitti, terza per ricavi Exor-Fiat e terza per risultato Telecom. Ma consultando con attenzione la montagna di dati contenuti nell'ultimo rapporto che l'Ufficio studi di Mediobanca realizza da 46 anni su «Le principali società italiane» si scopre che la foresta poi così pietrificata non è.
Sul breve periodo le novità più rilevanti provengono dalle operazioni di aggregazione che cambiano il volto di grandi gruppi. Così, ipotizzando il consolidamento completo di Fiat-Chrysler, avviato dalla seconda metà del 2011, il fatturato di Exor-Fiat passa a circa 90 miliardi e il gruppo riconquista la seconda posizione a un passo dall'Eni. Prismyan, che con ricavi per 4,6 miliardi è al posto numero 26, sale di 12 posizioni a 6,8 miliardi collocando nel perimetro il gruppo olandese Draka, acquisito a inizio 2011. E ancora Parmalat con Lactalis Italia «sale» da 4,3 a oltre 5,6 miliardi e diventa il secondo gruppo alimentare del Paese dietro a Ferrero che, considerato il giro d'affari che fa capo alla holding lussemburghese, «vale» 6,6 miliardi ed è il quindicesimo big italiano. Se poi dalla hit parade generale si passa ai singoli settori, fra i cambiamenti di classifica più evidenti c'è la conquista del «primato» nella grande distribuzione di Esselunga, che a 6,2 miliardi supera Carrefour (6,1). Tuttavia le «rivali» di Bernardo Caprotti, le Coop, possono contare su un aggregato di 12,2 miliardi.
Guardando invece più indietro, a vent'anni fa, ci sia accorge che la situazione è parecchio cambiata. Nel 1990 c'erano più industria e più Stato: l'Iri, che comprendeva anche telecomunicazioni con Stet e alimentare con Sme, dominava la scena con 61.760 miliardi di lire di fatturato, seconda era la Fiat e terzo l'Eni. Seguivano poi gruppi che adesso fanno parte della storia, come Ferruzzi finanziaria, Olivetti o Efim, e altri che non sono più fra le top ten come Pirelli (che comunque nel 2010 grazie alla focalizzazione sul core business ha aumentato i ricavi del 20% a 4,8 miliardi) e Fininvest.
Tornando alla hit parade attuale, pochi i cambiamenti nella classifica per redditività: Enel con 4,3 miliardi è tornata seconda dietro Eni, Telecom è sempre terza con 3,1 miliardi, Poste Italiane quarta con un miliardo circa, Terna quinta con 614 milioni, seguono la new entry Unilever (565 milioni) e Costa Crociera (favorita anche dalla fiscalità, 504 miliioni). Scende all'ottavo posto Finmeccanica (493 milioni) mentre sale al nono Exor (434 milioni).
Per quanto riguarda le banche, il confronto con vent'anni fa significa paragonare «ere» diverse. Oggi dominano Unicredit, Intesa Sanpaolo, Montepaschi, Banco Popolare e Ubi. Nel '90, prima delle privatizzazioni e delle fusioni, in testa c'erano Bnl, Cariplo, Comit, Istituto San Paolo e Credit. Dall'analisi dell'Ufficio studi di Mediobanca si ricava poi che dal 2007 al 2010 le sofferenze sono più che raddoppiate e il rapporto fra crediti dubbi e crediti alla clientela è passato dal 2,9 al 6,4%. È aumentato però anche il patrimonio, passando il rapporto fra quello di vigilanza e le attività di rischio ponderato dal 10,4 al 12,4%. Peggio però sono andate le Popolari, per l'incremento degli attivi a rischio: probabilmente lo specchio di quanto è peggiorata per la crisi la situazione nei loro territori.

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