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Fiat-Cnh, fusione entro l’estate

È l’ultima assemblea di Fiat Industrial dedicata al bilancio. E una delle ultime in assoluto prima che la società completi la fusione con Cnh, cambi nome, si trasformi a tutti gli effetti in quel «gruppo unico» che gli analisti definiscono «uno dei pochi player di valore del settore», chiuda il cerchio della semplificazione (avviata due anni fa) con il trasferimento delle attività a una newco di base in Olanda e con la quotazione principale a Wall Street. Scarsi però gli accenni di Sergio Marchionne, ieri, al dettaglio dell’agenda-fusione. Verranno convocate presto le assemblee straordinarie che all’operazione dovranno dare efficacia giuridica e operativa. Nel frattempo, il presidente di Industrial si limita a confermare il calendario di massima. Tutte le tappe del merger Industrial-Cnh saranno completate «probabilmente nel corso del terzo trimestre 2013». Il che significa che entro l’estate la nuova società potrà partire.
Ce n’è un’altra, di fusione in vista, e ben più «calda» per il valore non solo simbolico che ha e avrà, dentro e fuori — soprattutto fuori, per certi aspetti — il circolo degli azionisti. Ma di Fiat-Chrysler, con tutto quello che potrà significare anche per il sistema-Paese, Marchionne e John Elkann parleranno semmai oggi (il «semmai» è d’obbligo: non è detto vadano molto oltre un riassunto dello stato «tecnico» della trattativa con Veba, il fondo del sindacato Usa cui fa capo il 41,5% di Auburn Hills, e dei conseguenti possibili percorsi dell’operazione). L’auto, su cui sono puntati tutti i riflettori, può insomma attendere altre 24 ore: ieri era il giorno di trattori, camion, macchine agricole e movimento terra, e per il Lingotto è un business di primo piano.
Marchionne l’ha ricordato forte dei report — e dell’ingresso nell’azionariato di investitori del calibro di Blackrock e Oakmark, con il 4% e il 2,7% — che promuovono Industrial-Cnh e gli effetti attesi dalla fusione. Lui l’ha sintetizzata così: un matrimonio che «darà vita a una più stretta integrazione tra le varie attività, libererà nuove energie per lo sviluppo e contribuirà in modo significativo ad accrescere il valore».
Per ora, al termine di un esercizio che consentirà di distribuire un dividendo di 0,225 euro per azione, conferma i target già annunciati per il 2013: ricavi su del 5% (da 25,8 miliardi, con 921 milioni di utile netto), margine della gestione ordinaria tra 8,3% e 8,5%, indebitamento netto industriale tra 1,1 e 1,4 miliardi. Tutti numeri su cui si rifarà il punto a fine aprile: l’orizzonte rimane però di «condizioni di mercato solide per tutti i settori».

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