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Fiat-Chrysler, via libera alla fusione

Che l’ostacolo del diritto di recesso fosse stato superato era cosa nota. Ma solo ieri sono arrivati i dati ufficiali. La Fiat ha comunicato che il controvalore complessivo del diritto di recesso esercitato dagli azionisti ammonta a 463,6 milioni di euro: in tutto si tratta di circa 60 milioni di azioni con un valore di liquidazione di 7,727 euro. Dunque, la fusione con Chrysler, che era subordinata alla condizione che l’importo complessivo non superasse i 500 milioni di euro, va avanti come da attese ed è salva grazie ad appena 36 milioni di recessi mancati. Un dato festeggiato in Borsa dal titolo Fiat con un rialzo dell’1,39% a 7,68 euro, performance a cui ha contribuito il buon andamento del listino.
Il dato comunicato ieri rappresenta solo una conferma di quanto già anticipato nei giorni scorsi dal Lingotto che aveva fatto sapere che l’importo complessivo delle richieste di rimborso degli azionisti sarebbe stato inferiore ai 500 milioni di euro. Alzato il velo sui dati ufficiali, dunque, la fusione italo americana va avanti come da tabella di marcia prestabilita: sarà completata entro metà ottobre, mentre il 13 ottobre dovrebbe essere avviata la quotazione della nuova società Fiat Chrysler Automobile al Nyse, la Borsa di New York.
Nella nota diffusa ieri il Lingotto ha ricordato che le azioni oggetto di recesso devono essere offerte in opzione agli azionisti Fiat che non hanno esercitato il recesso al valore di liquidazione. E l’offerta rimane aperta da oggi fino al 6 ottobre. I titoli saranno offerti in proporzione al numero di azioni possedute.
La soglia di 500 milioni di euro – ha ricordato Fiat nella nota – riguarda oltre all’esborso per il recesso anche quello per le eventuali opposizioni dei creditori. Dunque, archiviato il capitolo del recesso, al Lingotto restano solo da aspettare le richieste dei creditori, attese entro il 4 ottobre. Ma non dovrebbero arrivare sorprese da questi ultimi anche se tecnicamente l’intera procedura si concluderà il 6 ottobre: in questa data se risultassero azioni non collocate la società potrà procedere al loro collocamento mediante offerta in Borsa al valore di liquidazione. L’offerta, se effettuata, dovrà durare almeno un giorno. Le azioni non acquistate, dopo 180 giorni dalla data in cui l’esercizio del diritto di recesso è stato comunicato, dovranno subordinatamente al verificarsi della fusione, essere acquistate dalla nuova società.
Tra meno di un mese, dunque, la rivoluzione avviata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne potrà partire con la doppia quotazione (a Wall Street e Milano) e la doppia sede (quella legale ad Amsterdam, quella fiscale a Londra). La vera novità, però, riguarda la governance, visto che automaticamente scatteranno le nuove regole sul voto multiplo destinate a premiare gli azionisti fedeli. Un meccanismo grazie al quale Exor, la holding della famiglia Agnelli, potrà far valere – in termini di diritti di voto – fino al 46% la sua quota del 30%, mettendo di fatto al sicuro il controllo sul gruppo italo americano.
A questo punto il nuovo gruppo potrà poi concentrarsi sul raggiungimento degli obiettivi fissati nel piano industriale. I target sono ambiziosi: entro cinque anni si punta a 130 miliardi di euro di ricavi, 5 di utili e 7 milioni di auto vendute l’anno. Ma restano ancora da capire le mosse che ha in cantiere Marchionne. Partendo dall’ipotesi dell’aumento di capitale. Il piano, ha più volte ripetuto il manager, è stato strutturato in modo da escluderne la necessità, ma l’ipotesi per il momento non è ancora stata del tutto accantonata. L’alternativa potrebbe essere quella di un piano di emissione di obbligazioni convertibili.

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