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Fiat-Chrysler spinge sulle alleanze

Sergio Marchionne prepara una nuova maxifusione per Fca? Sul palco del congresso di Automotive News, qui a Detroit, il manager ha rilanciato l’idea di un consolidamento del settore e si è detto aperto a proposte. Quanto alla fusione appena andata in porto, Marchionne ha «zero rimpianti: l’operazione ha funzionato». Dopo aver spiegato la complessa struttura societaria di Fca, con la sede legale in Olanda («per i doppi diritti di voto») e quella fiscale in Gran Bretagna («per la minore ritenuta sui dividendi in uscita»), il manager italo-canadese ha detto che «guardando ai ricavi, Fca è in sostanza un gruppo americano con attività significative in Europa e in Brasile». Come lo ha spiegato agli italiani? ha chiesto Keith Crain, editore di Automotive News. «Con molta delicatezza» scherza Marchionne, secondo cui «gli italiani hanno capito che senza Chrysler il futuro di Fiat sarebbe stato in dubbio».
Per il futuro Fca dispone di «due brand globali, Alfa Romeo e Jeep. Sono i marchi che dobbiamo portare in giro per il mondo – dice Marchionne – mentre Fiat non avrà mai lo stesso appeal di Alfa Romeo. Fiat avrà 3/4 modelli, non avrà più una gamma completa». Quanto a Ferrari, che sta per avviarsi verso l’indipendenza, continuerà a produrre solo in Italia perché «produrre all’estero sarebbe una bestemmia», e non avrà mai nella gamma un SUV o una quattro porte. «Abbiamo altri marchi, come Maserati, che possono competere con Porsche in questi segmenti».
Marchionne è poi tornato sul tema del consolidamento del settore e lo ha affrontato in primo luogo dal punto di vista finanziario. «Questo settore ha un consumo di capitale abnorme e, a parte qualche eccezione, non è mai riuscito a ripagare – sull’arco del ciclo economico – il capitale investito. Non lo abbiamo fatto noi e non lo fanno i concorrenti, tranne i tedeschi e un paio di asiatici». La conseguenza è che «i mercati assegnano alle nostre aziende valutazioni bassissime – 2 o 3 volte l’Ebitda – perché hanno capito il nostro bluff». Il rimedio? «Gli enormi investimenti ormai necessari per i nuovi modelli devono essere ripartiti sui volumi più elevati possibile». Quindi bisogna mettersi insieme. Non bastano cooperazioni? «Non funzionano». L’agenzia di rating Fitch è della stessa opinione del manager Fca: in un recente report ha scritto che il settore automobilistico potrebbe vedere presto nuove operazioni di consolidamento perché «al comparto servono economie di scala per ridurre i costi operativi e finanziare i programmi di sviluppo».
Perché un consolidamento non è avvenuto finora su scala più ampia? Marchionne punta il dito contro i manager: «Ho visto eccessi motivati solo dalla soddisfazione dell’ego».
La realtà è però che le operazioni di consolidamento sono state finora quasi sempre forzate: come nel caso di Fiat-Chrysler o quando Renault intervenne a salvare una Nissan sull’orlo del fallimento. Altrimenti è quasi impossibile che un player debole fallisca: tre grandi gruppi europei (Renault, Peugeot e Volkswagen) hanno lo Stato o un ente pubblico nel capitale; negli Stati Uniti, General Motors e Chrysler furono salvate nel 2009 proprio dall’intervento del Governo; Berlino era pronta, nel 2009, a sostenere Opel nel caso in cui Gm avesse decido di cederla.
Cosa ha dunque in mente Marchionne? Il manager ha detto che «Fca non ha negoziati in corso» ma ha aggiunto: «Siamo ricettivi». Le sue affermazioni sono in linea con quanto più volte ribadito da John Elkann, presidente di Fca e della holding Exor: la famiglia Agnelli è disposta a diluirsi nel capitale Fca nell’ambito di una eventuale operazione che sia in grado di rafforzare il gruppo. Secondo Marchionne «una nuova operazione potrebbe arrivare entro 12 mesi ma potrebbe anche non avvenire finché io sarò alla guida di questo gruppo», ovvero «nei prossimi quattro o cinque anni».
Secondo Stefano Aversa, presidente di AlixPartners Emea, «da un lato ci sono una serie di fattori che favoriscono un ritorno dell’M&A – per esempio la disponibilità di capitali per finanziare le operazioni nei bilanci o a tassi di interesse particolarmente bassi». Dall’altro – prosegue Aversa – «la stessa Fca è ora in una posizione di maggior flessibilità e forza negoziale: lo scorporo Ferrari permetterà a Exor di conservare il controllo della casa di Maranello; la rifocalizzazione delle attività europee di Fca e la ripresa di attività negli stabilimenti italiani, che dovrebbe proseguire nei prossimi anni, ridurrebbe l’impatto anche sociale di un eventuale accordo con un partner europeo». Secondo gli esperti di Fitch, in Europa i candidati più seri per possibili operazioni di M&A sono la stessa Fca, Psa e Volkswagen. Proprio i nomi su cui l’estate scorsa sono circolate voci, subito smentite. L’analista Massimo Vecchio, di Mediobanca, nel suo report di ieri su Fca (outperform, prezzo obiettivo 13,2 euro) prende in esame l’ipotesi di una nuova fusione per Fca ma avverte che «se qualcosa accadrà, non sarà prima del 2016». Una volta in porto lo scorporo Ferrari, insomma, Marchionne si metterà a lavoro sulla prossima operazione straordinaria; se non lo sta facendo già ora.

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