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Fiat Chrysler scorpora la Ferrari

Dopo anni di ipotesi e smentite, la decisione è finalmente arrivata: Fiat Chrysler ha deciso di quotare in Borsa la Ferrari, con una complessa manovra finanziaria che porterà anche un cospicuo gruzzolo nelle casse della casa madre Fca. Dopo 45 anni sotto l’ombrello della Fiat, il Cavallino tornerà dunque a correre da solo, sia pure con la Exor degli Agnelli come azionista forte.
Vediamo i dettagli dell’operazione. Fiat Chrysler controlla attualmente il 90% della Ferrari mentre il restante 10% è in mano a Piero Lardi Ferrari, figlio del fondatore. Il primo passo sarà la cessione in Borsa da parte di Fca del 10% di Ferrari, con i proventi che andranno a ridurre il debito della casamadre. Le azioni Ferrari saranno quotate «negli Stati Uniti e in un altro mercato europeo» (che dovrebbe essere Piazza Affari, così come per Fca). Secondo il «Financial Times» sarà la banca americana Jp Morgan Chase a curare L’Ipo. La seconda fase dell’operazione vedrà la distribuzione delle restanti azioni Ferrari in mano a Fca ai soci della stessa Fca: il meccanismo sarà in sostanza lo stesso adottato all’epoca dello scorporo tra Fiat e Fiat Industrial, salvo che qui le azioni Ferrari da distribuire saranno l’80% e non il 100%.
Al termine dell’operazione, che dovrebbe chiudersi «entro il giugno del 2015», Exor – la finanziaria della famiglia Agnelli che controlla Fiat-Chrysler – dovrebbe avere una quota sul capitale Ferrari inferiore al 30%; Piero Lardi Ferrari conserverà il suo 10%. Qualora per Ferrari venisse adottato il meccanismo dei diritti di voto doppi, come per Fca, Exor potrebbe assicurarsi una quota superiore; «non abbiamo ancora preso una decisione» ha risposto ieri Sergio Marchionne a un analista.
«È stato un cda storico, che ha dato la possibilità a Fca di rafforzarsi patrimonialmente e ha dato la possibilità a Ferrari di iniziare un nuovo capitolo nella sua grande storia» ha detto John Elkann. Prima dello scorporo, Ferrari darà un ultimo contributo ai conti Fiat Chrysler sotto forma di un dividendo straordinario; al Cavallino verrà inoltre addossata una quota dei debiti del gruppo «tale da permettergli di conservare agevolmente il rating investment grade». Anche qui, insomma, l’operazione seguirà il canovaccio di quella del 2011, quando a Fiat Industrial furono accollati più debiti di quelli rimasti in Fiat.
Non è la prima volta che Fiat “monetizza” Ferrari per rimpolpare le proprie casse. Nel 2002, nel pieno della crisi, aveva ceduto il 34% a Mediobanca per meno di 800 milioni di euro, con l’idea – anche allora – di accompagnarla verso il listino; quattro anni dopo aveva invece esercitato la clausola di riacquisto.
Cosa cambierà per la Ferrari? Dal punto di vista industriale «poco o nulla» secondo Sergio Marchionne, che ha assunto la presidenza a metà ottobre da Luca di Montezemolo e rimarrà alla guida anche dopo lo scorporo. «Ferrari continuerà a rifornire Maserati di motori e componenti, mentre non ci saranno flussi nell’altro senso». Maserati (che nel terzo trimestre ha guadagnato più di Ferrari a causa dei 15 milioni accantonati dal Cavallino per Montezemolo), resterà il marchio di punta di Fca; «Su Maserati non vi sarà un impatto negativo», ha assicurato il top manager.
Se per Ferrari sarà “polo”, sarà polo del lusso e non dell’auto premium, come si è a più riprese fantasticato (e in parte progettato) negli ultimi 15 anni: secondo il Marchionne-pensiero, infatti, «le automobili sono paradossalmente incidentali per Ferrari, che è essenzialmente un marchio di lusso» (difficile immaginare la reazione del Drake a una simile affermazione…).
Proprio questa è la scommessa chiave in vista della quotazione: i multipli dei titoli del lusso sono infatti ben diversi da quelli del settore auto, anche di marchi prestigiosi e concorrenti come Porsche. Interpellato dagli analisti, Marchionne ha detto che «le nostre valutazioni interne la posizionano nel settore dei beni di lusso, molto diversa da Fca e dalle altre case automobilistiche».
Riuscirà Ferrari, pur con la forza del suo marchio, a competere da sola in un settore in cui è comunque fondamentale restare all’avanguardia tecnologica? Riuscirà a rimanere indipendente nel lungo periodo? A domanda specifica di un analista, Marchionne ha risposto che «deciderà il mercato».
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