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Fiat-Chrysler, riassetto del debito in 20 giorni

di Mario Platero

NEW YORK. Sergio Marchionne ha deciso di stringere i tempi per le nuove emissioni obbligazionarie Chrysler destinate a rifinanziare i 7,6 miliardi di dollari del costoso indebitamento con i governi americano e canadese. Ieri, durante l'incontro con i banchieri a New York, convocato per lanciare l'operazione, l'amministratore delegato del gruppo automobilistico americano ha dato una timeline che prevede la chiusura già il 24 maggio, con circa un mese di anticipo rispetto alle attese degli investitori. Dalla documentazione contenuta nell'offering memorandum, un volume di 132 pagine ottenuto da il Sole 24 Ore in ambienti finanziari a New York si stabilisce, a partire da oggi, una scadenze del 18 di maggio per la chiusura delle sottoscrizioni e del 24 maggio per il closing finale e l'erogazione dei fondi. Il rifinanziamento consentirà di risparmiare 200 milioni di dollari all'anno in interessi passivi, per il 2011 si dovrà calcolare ovviamente la quota parte su base annuale con rimborso fissato a fine maggio, ci sarà dunque un guadagno aggiuntivo rispetto alle prime stime di circa 20 milioni di dollari per il 2011. Il documento stima in 11 miliardi di dollari la liquidità del gruppo al momento del closing, elimina circa 2,6 miliardi di dollari in rimborsi in conto capitale dovuti nel 2011 e rimanda al 2017 alcune scadenze significative che si sarebbero altrimenti manifestate in tempi più brevi. L'accelerazione di questa operazione consentirà di stringere i tempi anche su un'altra operazione finanziaria importante che Chrysler deve ancora portare a termine, l'erogazione di 3,5 miliardi di dollari in finanziamenti agevolati in parcheggio al dipartimento per l'Energia: «Appena ho chiuso questa operazione partirò subito con l' altra» ci ha detto Marchionne quando lo abbiamo incontrato prima della riunione con le banche.

Indiscrezioni che abbiamo raccolto fra i banchieri, circa 125, raccolti all'Hilton in una sala con tappezzeria azzurra e un megaschermo centrale giustificano la decisione con una reazione preliminare molto buona del mercato alla struttura dell'operazione complessiva: «non abbiamo dubbi che andrà molto bene – ci ha detto una signora che lavora con BofA Merrill Lynch – lo abbiamo capito da come è andato l'incontro di questa mattina alla nostra sede». Incontri in più fasi dunque, a seconda della tranche da sottoscrivere. Complessivamente il rifinanziamento e per 7,5 miliardi di dollari divisi in una linea di credito da 1,5 miliardi di dollari, in obbligazioni garantite da 2,5 miliardi di dollari con scadenze a otto e a dieci anni e in titoli di credito garantiti riservati agli investitori istituzionali per 3,5 miliardi di dollari con scadenza a sei anni. La parte del leone come numero l'ha fatta Goldman Sachs con 30 banchieri, Morgan Stanley all'incontro ne ha portati 25, Citi 22 e BofA 20, i quattro sottoscrittori più presenti. Gli altri 130 erano un misto di banchieri europei (c'erano anche Banca Intesa e Unicredit) americani, con fondi hedge, private equity come Blackstone o Apollo e investitori asiatici (Nomura e Sumitomo). Il rifinanziamento tuttavia non sarà utilizzato esclusivamente per il rimborso del debito per 5,8 miliardi di dollari con il governo americano e di 1,8 miliardi di dollari con il governo canadese. In realtà si tratta di una parte del governo canadese e di un'altra dello stato dell'Ontario. Per il rimborso complessivo di 7,8 miliardi di dollari si utilizzeranno i 3,5 miliardi di dollari di titoli di credito garantiti e i 2,5 miliardi di dollari di obbligazioni garantite a questi si aggiungeranno 1,3 miliardi di dollari sborsati dalla Fiat per aumentare al 46% la posizione azionaria di Torino mentre 500 milioni di dollari saranno recuperati dalla posizione dei cassa della Chrysler. Questi fondi, per un totale di 7,8 miliardi di dollari saranno utilizzati per 7,6 miliardi di dollari per il rimborso dei governi e per 200 milioni di dollari come pagamento delle commissioni bancarie. A New York in questi giorni ha partecipato all'operazione di Marketing anche John Elkann il Presidente della Fiat. L'altra mattina ad esempio ha fatto un breakfast con John Mack, presidente di Morgan Stanley. Il suo ruolo serve anche a rassicurare sulle intenzioni di Exor, che cercherà di mantenere la posizione di maggioranza relativa una volta portata a termine la fusione tra Fiat e Chrysler.

 

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