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«Fiat-Chrysler, resteremo il primo socio»

di Raffaella Polato

TORINO — «Noi rimarremo l’azionista più importante» . È il giorno dell’assemblea Exor e ovviamente serve, a John Elkann, per una panoramica sull’intero gruppo: la conferma delle cinque offerte ricevute per Alpitour, l’impegno a «fare la nostra parte per la Juventus» , la strategia di razionalizzazione del portafoglio in «meno attività ma con un valore più alto» , la possibilità (al vaglio) di razionalizzare anche «la struttura del capitale» in un’unica categoria di azioni. Resta però sempre Fiat, al centro della scena. L’accelerazione su Chrysler. Il debito governativo che Auburn Hills ripagherà «in questo trimestre» (nota ufficiale ieri dagli Usa, prima dell’incontro tra Sergio Marchionne e il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, in visita a Jefferson North). La contestuale salita del Lingotto al 46%per 1,3 miliardi di dollari. E, in prospettiva, quella fusione che lo stesso Elkann non lascia più nel vago. Dice, sì, che «ogni opzione è sul tavolo, facciamo un passo alla volta» . Ma premette: «Come in tutte le organizzazioni, è bene si semplifichi» . Parla, più ancora che da presidente Fiat, da presidente e amministratore delegato di Exor. Che è e resterà in ogni caso, assicura, «primo azionista» di un gruppo da pensare già da adesso come entità unica. Certo, con la fusione la diluizione dall’attuale 30%è nella logica delle cose. Non prendetela però, insiste, come un disimpegno degli Agnelli da quello che «è sempre stato il nostro più grande investimento» . Al contrario. Se «il ruolo di un azionista responsabile è fare il bene della società, non si può impedirne la crescita per mantenere il controllo» . E se Marchionne ha «fiducia totale» è perché a questo, «alla crescita» , ha sempre lavorato. Prima, dal 2004, «è riuscito a fare il turn around Fiat» . Poi, dopo il 2008 e la grande crisi globale, ha continuato a guardare avanti: con Chrysler unita al Lingotto, Exor sarà sì «socio un po’ più piccolo» , ma di «un gruppo che raddoppierà produzione e fatturato» . E non hanno senso, ripete, le polemiche sulla sede legale. Non nell’economia di oggi, «non per un’organizzazione con un perimetro così ampio e che sarà sempre più presente in tutto il mondo» . È ancora soltanto una promessa scommessa. La costruzione è in corso. E implica nuovi schemi. Quando Elkann dice che «una società è dove sono i suoi clienti, non dove si prendono le decisioni» , sa che si risolleverà un vespaio sull'«italianità» . Anche perché, se «nulla è deciso» , davvero per la base legale Auburn Hills ha più chance del Lingotto. Ma non è solo per rassicurare che aggiunge: «L'importante è ricordare da dove veniamo. E rafforzare Fiat» . Che da sola, sulla scena globale, avrebbe avuto un futuro incerto. Con Chrysler può giocarsela. E allora «più che la sede sociale conta quanto investo, quanto produco, quanti posti di lavoro posso garantire. Mirafiori non avrebbe lo sviluppo che avrà, senza Chrysler e la Jeep» . Qui si entra però in «territorio sensibile» . La Fiom, il referendum in arrivo a Grugliasco, alla ex Bertone, il futuro di Fabbrica Italia. Niente da aggiungere, dunque, a quanto già si sa: «Auspichiamo prevalga il senso di responsabilità» . Se ne riparla da martedì.

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