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«Fiat Chrysler oltre 100 miliardi di ricavi» L’Europa in utile, piena occupazione a Melfi

Potrebbe essere l’anno dei 5 milioni di auto. Di sicuro sarà quello in cui cadrà, e non per un soffio, il muro dei 100 miliardi di fatturato. Appena archiviati i conti 2014, gli stessi che finalmente segnano il ritorno all’utile anche dell’Europa, Fiat Chrysler Automobiles fotografa così i target 2015. Ambiziosi ma realistici, se pure la Borsa corregge in fretta il ribasso post-consiglio e il -2,25% con cui accoglie i primi dati diventa, in poco più di un’ora, un rialzo quasi a specchio. Che a sua volta si esaurisce nel sostanziale pareggio finale (-0,17%, a 11,56 euro). 
È una volatilità facile da spiegare. Gli operatori, al termine del board londinese, sembrano concentrarsi soprattutto su un numero: 632 milioni. È l’utile netto 2014. Ed è, sì, coerente con il range di previsioni a suo tempo indicato da Sergio Marchionne. È però nella parte bassa della forchetta, e soprattutto pare in forte calo rispetto agli 1,9 miliardi del 2013. Una lettura meno frettolosa mostrerà che, al netto delle componenti atipiche legate alla fusione Chrysler, c’è in realtà un leggero miglioramento: da 943 a 955 milioni. La correzione di Borsa arriverà qui. Ma le vendite che intanto sono piovute sul titolo e le oscillazioni che seguono aiutano a inquadrare la spasmodica attenzione dei mercati: nella lunga corsa al rialzo di Fca, l’utile in presunto ribasso è per qualcuno un buon pretesto per monetizzare e poi (magari) ripartire. Come in effetti è successo ieri.
I grandi movimenti si giocano del resto tutti tra la diffusione dei dati e l’avvio della conference call con Marchionne. È quello lo spazio (breve) che separa dalla completa valutazione dei numeri 2014: il fatturato che sale più del previsto, a 96,1 miliardi (+11%), e promette di arrivare a 108 miliardi quest’anno; i 4,6 milioni di auto consegnate, con un target 2015 tra i 4,8 e i 5 e con la Jeep da sola già oltre il milione; l’effetto delle operazioni sul capitale, che fermano l’indebitamento a 7,7 miliardi contro una liquidità di 26,2; l’utile operativo che sale del 7% a 3,223 miliardi.
Certo, nemmeno quest’anno ci sarà dividendo. Ma i mercati se l’aspettavano e, d’altra parte, la priorità ora non è la remunerazione dei soci: è «rafforzare ulteriormente — decide il board — i mezzi a supporto del piano quinquennale».
Un piano che marcia, e Marchionne può togliersi qualche soddisfazione. «La macchina funziona, continua a fare progressi, dimostra la bontà del viaggio avviato nel 2007». Quando, ricorda, «eravamo circondati dallo scetticismo». Adesso? Adesso Fca è in utile anche nella problematica Europa e, se i 28 milioni dell’ultimo trimestre 2014 sono ancora solo un segnale, «non stappo champagne: ma persino io, così diffidente sul mercato Emea, sto diventando positivo sulla sua redditività». Quella stessa per cui fa i complimenti ad Alfredo Altavilla, il gran capo dell’area, e che rafforza le prospettive degli investimenti in Italia: in attesa (presto) di Cassino e Mirafiori, Marchionne ribadisce che «sì, Melfi tornerà alla piena occupazione entro il terzo trimestre». È la fase clou del piano, la parte industriale (che non riguarda solo noi: a marzo Fca inaugurerà la fabbrica brasiliana di Pernambuco). Quella finanziaria, però, non è finita. Questo sarà l’anno della Ferrari a Wall Street. «Confermo: puntiamo a chiudere tutto — collocamento del 10% e scorporo del restante 80% — entro il 2015. Se non ce la faremo sarà solo per ragioni regolatorie».

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