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«Fiat-Chrysler, nozze nel 2014»

Fiat annuncia nuovi investimenti su Chrysler, e Sergio Marchionne ribadisce l’interesse per una fusione tra Fiat e l’azienda americana entro il 2014.
Nell’ormai consueta intervista di fine anno ad «Automotive News Europe» Marchionne – amministratore delegato di entrambe le aziende – ribadisce che «siamo in linea con i tempi del progetto di fondere Fiat e Chrysler entro il 2014. È una mossa inevitabile». «Credo non abbia senso avere all’interno del mondo Fiat-Chrysler un’entità non controllata non abbia senso» spiega. L’espressione «non controllata» si riferisce ai flussi di cassa di Chrysler, che Fiat non è in grado di utilizzare: il manager parla infatti di «vincoli finanziari».
Il 41,5% di Chrysler è in mano al fondo sanitario Veba (gestito dal sindacato Uaw). Marchionne ha precisato ieri in occasione di un evento a Detroit che «Fiat ha i fondi per acquistare la quota» del 3,32% di Chrysler dal Veba, quota per cui quest’ultimo ha chiesto più del doppio di quanto offerto da Fiat; a fine ottobre il manager aveva detto, nella conference call sui risultati trimestrali, che «se metteremo in atto il nuovo piano di investimenti non ci resteranno i fondi per acquistare l’intera quota di minoranza di Chrysler». Veba avrà dal prossimo 1° gennaio il diritto di chiedere la quotazione in Borsa di Chrysler; Marchionne ha detto ieri che «un’eventuale richiesta in tal senso verrebbe accettata».
Ieri a Detroit Marchionne ha annunciato l’investimento di 240 milioni di dollari (poco meno di 200 milioni di euro) per aumentare la capacità produttiva di motori e la creazione di 1.250 nuovi posti di lavoro in vari impianti nel Michigan. Il grosso degli investimenti (200 milioni di dollari) andrà alla fabbrica Mack 1 che produce i motori Pentastar di grossa cilindrata; la maggior parte dei nuovi assunti (circa 1.000) è destinata all’aggiunta di un terzo turno allo stabilimento di Warren che produce i truck Ram 1500. Con quelli annunciati ieri, gli investimenti di Chrysler negli Usa dopo l’uscita dalla bancarotta salgono a 4,75 miliardi di dollari, con 6mila assunzioni.
Gli investimenti Usa arrivano a poche settimane dall’annuncio da parte di Marchionne di un piano di rilancio in Europa (senza dettagli sugli investimenti) – piano che punta sull’alto di gamma, e in particolare su Alfa Romeo. Perché i piani di rilancio dell’Alfa – chiede Automotive News nell’intervista – dovrebbero funzionare meglio di quelli annunciati già nel 2006 e nel 2010, e poi mai realizzati? «Grazie all’integrazione con Chrysler. È molto semplice: Fiat senza Chrysler non sarebbe in grado di realizzare un piano Alfa». Marchionne ribadisce che «non sono interessato a vendere Alfa, punto e basta». Quanto al dettaglio dei progetti di rilancio del Biscione, «la Giulia è in pieno sviluppo e sarà prodotta in Italia per essere esportata in tutto il mondo». Il numero uno del Lingotto non si è invece sbilanciato su altri progetti per Alfa, come l’eventuale ammiraglia: «Se ci sarà, sarà prodotta a Torino insieme alla piccola Maserati»; o il Suv: «Se verrà prodotto, sarà in Italia». Nell’intervista, Marchionne fornisce stime di vendita che confermano l’aumento del peso della casa americana sull’insieme del gruppo: Fiat venderà quest’anno 4,2 milioni di veicoli di cui 2,4 con Chrysler (dai 2 del 2011) e 1,8 con Fiat (-11% rispetto al 2011); le prospettive per il 2013 sono di un aumento del totale a 4,3 milioni, di cui «almeno 2,6 milioni di Chrysler» e quindi 1,7 dal resto di Fiat.
Marchionne, rispondendo alla domanda se potrà venire dalla 500 anche l’erede della Punto, dice che «non me ne preoccuperei. La Punto è in produzione, ma il marchio Fiat è destinato a puntare sempre più su prodotti derivati da 500 e Panda. Tutto il resto è irrilevante». Compreso quindi il modello che fino a ieri era il top seller del gruppo in Europa. Confermata la strategia per Lancia, basata su Ypsilon e su modelli importati dall’America – anche se quelil scelti finora si sono rivelati un flop. «A meno di non essere davvero premium, vendere una grande berlina in questo tipo di mercato è difficile, specialmente quando il mercato principale è l’Italia».
Uno degli stabilimenti da cui usciranno le auto di alta gamma in Italia è quello ex Bertone di Grugliasco, dove sono rientrati 450 lavoratori per produrre i due modelli Maserati previsti dalla Fiat tra la fine del 2012 e il 2013. Per gli altri 550 lavoratori è stato rinnovato ieri l’accordo per la proroga della cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione. L’intesa è stata firmata anche dalla Fiom, che ha però fatto mettere a verbale il proprio dissenso a vantaggio di una cassa integrazione a rotazione che facesse rientrare da subito tutti.

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