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Fiat-Chrysler, l’America spingerà i ricavi a 93 miliardi

MILANO — Ricavi e indebitamento per il 2014, reperimento delle risorse finanziarie ed effetti della riduzione del rating di Fiat da parte di Moody’s, accesso alle risorse finanziarie di Chrysler: la Consob il 13 febbraio scorso ha rivolto alcune domande al Lingotto, che ha risposto.
Sul fronte ricavi, il gruppo guidato da Sergio Marchionne ha come obiettivo per il 2014 il raggiungimento di 93 miliardi, in crescita di circa il 7% rispetto al 2013. L’aumento, spiegano in una nota, «potrà derivare principalmente dalla presenza commerciale nell’area Nafta (Stati Uniti, Canada e Messico, ndr ) dove il mercato è atteso in rialzo rispetto al 2013». Sempre nell’area Nafta il gruppo «ha l’obiettivo di aumentare il fatturato soprattutto grazie al progressivo consolidamento delle vendite di modelli introdotti sul mercato negli ultimi 12 mesi, principalmente la Jeep Cherokee e anche la nuova Chrysler 200, che sarà lanciata nel secondo trimestre del 2014». Mentre in America Latina il gruppo prevede di «mantenere sostanzialmente inalterato l’attuale posizionamento». Anche i marchi del lusso contribuiranno all’obiettivo di crescita dei ricavi 2014 «grazie all’apporto dei nuovi modelli lanciati nel 2013, in particolare Maserati».
Quanto all’indebitamento netto a fine 2014, Fiat conferma l’obiettivo compreso tra 9,8 e 10,3 miliardi di euro, mentre l’Ebitda «è atteso in crescita, coerentemente con il target di trading profit e l’incremento degli ammortamenti».
L’11 febbraio scorso Moody’s ha abbassato il rating di Fiat da Ba3 a B1 con outlook stabile. Il gruppo spiega che «non sorge alcun obbligo di rimborso anticipato dell’indebitamento esistente» e per la raccolta il Lingotto «ritiene che la riduzione del rating in questione possa avere un impatto limitato».
Altra questione posta dalla Consob è l’accesso alle risorse finanziarie di Chrysler, dopo la fusione. Fiat spiega che «vi è un tetto alla distribuzione di dividendi (fatte salve le distribuzioni relative a tasse) consistente nel 50% degli utili netti accumulati a partire dal 1 gennaio 2012, in aggiunta a una distribuzione una tantum di 500 milioni di dollari». C’è poi la «condizione che la liquidità di Chrysler ecceda una soglia minima di 3 miliardi di dollari (a fine 2013 la liquidità ammontava a 14,7 miliardi di dollari), che il gruppo non ritiene avrà impatto sulla capacità di Chrysler di effettuare distribuzioni». Infine la questione degli effetti fiscali della riorganizzazione di Fca. Fiat spiega che «le società industriali del gruppo, incluse quelle che hanno sede in Italia, continueranno a essere soggette a imposizione fiscale nei vari Paesi in cui operano». Quanto agli azionisti, «i dividendi distribuiti dalle società fiscalmente residenti nel Regno Unito non sono normalmente assoggettati a ritenuta d’imposta. Ovviamente, i dividendi percepiti continueranno a essere soggetti a imposizione in base alle regole dei Paesi di residenza degli azionisti medesimi».

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