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«Fiat-Chrysler, il miglior anno di sempre»

MILANO — La sorpresa (relativa) è scoprire che non è Fiat-Chrysler l’asset di maggior valore. Probabile che a tenerlo così basso sia, almeno in parte, l’attesa per le trattative pre-fusione sulla quota Uaw. Resta il fatto che l’auto, la partecipazione strategicamente più pesante di Exor, è in realtà solo al terzo posto nel portafoglio della holding guidata da John Elkann. Assorbe appena il 15,7% dei 9,178 miliardi di totale attivi. Vale a dire poco meno di Sgs (21,4%) e soprattutto la metà di Fiat Industrial: camion, macchine agricole e movimento terra, promossi a pieni voti dagli analisti alla vigilia del merger con Cnh, già a fine 2012 avevano superato il 30% del cosiddetto Gav (o Gross asset value, vale a dire la somma di investimenti, cassa e azioni proprie).
Si vedrà quando Sergio Marchionne avrà chiuso il cerchio dei progetti Fiat-Chrysler se davvero, al netto della crisi del mercato europeo, sono questi i reali rapporti di valore tra le due attività motoristiche di Exor. Quel che è certo è che comunque sempre l’auto a occupare il ruolo centrale nella mappa della finanziaria. Centrale e «politico». Come dimostrano, tra l’altro, la parole che nella lettera agli azionisti Elkann sceglie per sintetizzare il 2012 del Lingotto. Molto, molto diverse da quelle quasi didascaliche usate per le altre partecipazioni.
Il quadro è il bilancio della holding. Approvato ieri, è un altro bilancio record. Il portafoglio Exor valeva al 31 dicembre 7,62 miliardi, il 20,6% in più rispetto a un anno fa. Scende l’utile consolidato, da 504 a 398 milioni, ma semplicemente perché il 2011 era stato segnato dall’impatto straordinario del consolidamento di Chrysler in Fiat. E, per l’esercizio che centra l’obiettivo-semplificazione nel portafoglio e nelle strutture del capitale, i soci vedranno confermato il dividendo. Invariato a 0,335 euro.
Non è filato proprio tutto liscio, e il presidente non nasconde gli errori (vedi i 58 milioni investiti cinque anni fa nella Vision di Hong Kong: «Una delusione, abbiamo pagato cara la lezione»). A prevalere, nella lettera agli azionisti Exor, è però l’orgoglio. Evidente soprattutto (appunto) nel capitolo Fiat-Chrysler.
Ricorda, Elkann, che nonostante il pessimo mercato europeo il 2012 «è stato il miglior anno di sempre nella storia pluricentenaria» delle due società. Non se ne assume meriti. Li riconosce totalmente a Marchionne: «Ha saputo preservare il capitale, rimandando gli investimenti in nuovi modelli mentre tutti dicevano che bisognava fare il contrario». Una citazione di John Maynard Keynes — «Il senso comune insegna che per la reputazione è meglio fallire in modo convenzionale, anziché avere successo in modo anticonvenzionale» — gli consente l’omaggio ad hoc: «Fiat-Chrysler è fortunata, perché Sergio sa molto bene quanto sia rischioso basarsi sul senso comune». E perché, grazie a ciò, «invece di chiudere fabbriche e tagliare posti» il Lingotto rilancia scommettendo sull’Italia.
Certo, come disse Marchionne «non è un piano per deboli di cuore». Ma l’appoggio dell’azionista non è in discussione, ed Elkann può assicurarlo forte anche dei risultati complessivi di Exor. Gli stessi che gli consentono un filo di ironia parlando del futuro: «Nonostante le previsioni Maya siamo sopravvissuti al 2012 e ci impegneremo per fare altrettanto nel 2013». L’impegno vero è però in una frase ripresa dal nonno, Giovanni Agnelli: «Nella costruzione di un gruppo come il nostro ci sono tre tempi: il tempo della forza, il tempo del privilegio, il tempo della vanità. Per me conta il primo».

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