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Fiat-Chrysler, fusione fattibile entro l’anno

La frase è prudente, molto prudente: «Tecnicamente possibile entro l’anno». Sergio Marchionne la pronuncia a metà mattinata, dopo la rituale riunione dei costruttori di auto europei alle prese con l’asfittico mercato del Vecchio Continente.
Dunque a fine 2013 è «tecnicamente possibile» che Fiat e Chrysler diventino un’unica società. Tecnicamente possibile che Sergio Marchionne chiuda il cerchio, e vinca la scommessa giocata nella primavera del 2009 quando aveva raccolto dal fallimento la terza casa automobilistica di Detroit. La strada per raggiungere l’obiettivo è tutt’altro che semplice.
Il primo passo arriverà nelle prossime settimane quando il tribunale di Wilmington — cittadina del Delaware nota per gli sconti fiscali e per aver dato i natali alla prima moglie di Bob Dylan, Sara — si pronuncerà per decidere quanto vale un’azione della Chrysler. Questione non banale perché sulla valutazione litigano da tempo i legali della Fiat e quelli del fondo Veba, il braccio finanziario che alimenta il sistema di assistenza dei pensionati iscritti al sindacato dell’auto di Detroit. Secondo i parametri utilizzati dai legali del fondo il pacchetto del 41,5 per cento in mano a Veba varrebbe 4,2 miliardi di dollari. Gli avvocati della Fiat contrappongono
calcoli che portano a valutare la stessa quota 1,76 miliardi. Una differenza vistosa di 2,5 miliardi che ora i pool di legali stanno tentando di ridurre. Entro marzo la questione dovrebbe essere definita, nel peggiore dei casi da un pronunciamento del giudice.
Il secondo passaggio dovrà avvenire entro il terzo trimestre di quest’anno. Fiat e Veba dovranno verificare costi e benefici di una eventuale Ipo, una quotazione in borsa che lascerebbe al mercato la scelta del valore del pacchetto Chrysler in mano al fondo pensioni. Formalmente è stato Veba, nei mesi scorsi a chiedere di valutare l’eventualità dell’Ipo. Nell’autunno Veba dovrà dunque decidere se è conveniente andare in Borsa o accettare l’offerta che la Fiat farà sull’intero pacchetto ancora posseduto dal fondo. Se Veba accetterà l’offerta Fiat, da quel momento scatteranno i tempi tecnici della fusione che, secondo quanto ha detto ieri Marchionne, «potrebbe essere realizzata entro l’anno». Così a fine 2013 potrebbe essere la stessa Fiat a portare in Borsa una società unica, a dieci anni esatti dall’insediamento di Marchionne al Lingotto.
Che cosa cambierebbe a quel punto per le attività italiane? Essere costretti a una maggiore omogeneità di funzionamento e vistose differenze tra America e Europa finirebbero per penalizzare quest’ultima. «Il mercato europeo non va comunque incentivato dai governi», ha ripetuto ieri Marchionne ai suoi colleghi europei proprio mentre Volkswagen sembra invece aver cambiato idea e voler chiedere aiuti pubblici. Così, anche sugli incentivi, prosegue l’eterna dialettica tra Torino e Wolfsburg.

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