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Fiat chiude l’accordo Chrysler

di Marco Valsania

La Chrysler e il sindacato americano dell'auto hanno raggiunto un accordo preliminare sul nuovo contratto di lavoro quadriennale: l'azienda di Detroit controllata da Fiat ha ottenuto maggior flessibilità nei costi rispetto alle rivali General Motors e Ford, ma la United Auto Workers ha espresso soddisfazione per l'impegno del gruppo a creare 2.100 posti di lavoro e a investire 4,5 miliardi di dollari negli stabilimenti a stelle e strisce.

Anche gli investitori hanno dato il loro benestare al primo contratto Chrysler dalla grande crisi del 2008 e 2009. A Piazza Affari il titolo Fiat, davanti all'esito positivo di trattative trascinatesi per undici settimane e segnate da tensioni, ha guadagnato il 7,75 per cento. Un mancato accordo avrebbe potuto tradursi in un lungo e difficile arbitrato per risolvere d'autorità le differenze, aumentando le incertezze sul futuro del gruppo e delle relazioni industriali.

I dettagli dell'intesa, rivelati dalle union, prevedono che Chrysler paghi un bonus iniziale di 3.500 dollari, meno dei cinque-seimila dollari promessi ai dipendenti di Gm e Ford. Chrysler potrà versarlo in due tranche, metà subito e metà al raggiungimento di target finanziari. A questo si somma un assegno anti-inflazione di 500 dollari l'anno, duemila dollari nell'arco del contratto contro i tremila di Gm e i seimila di Ford. Un bonus qualità potrà valere altri 500 dollari e sono previsti premi di produttività (1.250 dollari se l'azienda avrà 1,25 miliardi di utili, un massimo di 12mila per 12 miliardi di profitti).

Tutte le nuove assunzioni alla Chrysler – senza limiti fino al 2015 al contrario delle rivali – avverranno a salari d'ingresso, cioè alla metà dei 28 dollari l'ora dei dipendenti tradizionali. Chrysler ha già 2.800 assunti «entry-level», il 12% della forza lavoro, una porzione superiore a quella di Gm, che ne ha meno del 5%, o di Ford, che ne ha 80. Come Gm e Ford, tuttavia, Chrysler ha accettato aumenti nei salari d'ingresso a 19,28 dollari entro il 2015, con un primo incremento immediato a 15,78 dollari.

Ma per il sindacato l'obiettivo di nuova occupazione e investimenti era ancora più importante degli aspetti salariali, affidati anzitutto a premi e profit sharing per limitare pressioni sui costi fissi delle imprese e sulla loro efficienza. La Uaw cerca un rilancio negli iscritti, tanto a Detroit quanto tra i produttori stranieri in America. «Collaborazione e contrattazione collettiva funzionano», ha affermato ieri, non a caso, il Segretario generale della Uaw Bob King. I nuovi capitali, nel caso di Chrysler, serviranno a «produrre modelli, vetture e componenti ammodernate». Il sindacato ha calcolato che Chrysler, Gm e Ford assieme genereranno in quattro anni 20.000 posti di lavoro, 180.000 con l'indotto.

Le parti hanno trovato il compromesso dopo trattative a oltranza: l'azienda, guidata da Sergio Marchionne, aveva chiarito ancora venerdì di ritenere gli accordi firmati da Ford e Gm «troppo generosi» e rischiosi per la competitività di Chrysler. L'insieme dei premi alla Ford per i dipendenti anziani, i più generosi, nel quadriennio possono superare i 16.000 dollari.

Chrysler appare tuttora in acque turbolente dopo i salvataggi e le ristrutturazioni sotto l'egida del governo statunitense e conclusi con il suo passaggio a Fiat: i conti hanno registrato un passivo di 254 milioni nei primi sei mesi del 2011, anche se legati alla restituzione di aiuti federali, mentre Gm ha guadagnato 5,7 miliardi e Ford 4,9 miliardi. La Uaw ha però chiesto ricompense per i sacrifici dei lavoratori adesso che il settore auto ha comunque recuperato.

L'accordo Chrysler dovrà essere ratificato dai 26.000 dipendenti rappresentati dal sindacato, ma i vertici delle union non hanno lasciato dubbi sulla loro campagna per completare con successo la consultazione in due settimane. Anche se non mancano voci di dissenso: sulla pagina Facebook delle Union sono comparsi giudizi fortemente negativi sull'accordo.

«Meno di tre anni or sono Chrysler era sull'orlo del fallimento e il paese nel pieno della peggior recessione dalla Grande Depressione – ha ricordato King – Questa intesa rafforza la spinta a creare lavoro in comunità scosse dalla crisi». E il caponegoziatore, General Holiefield, ha parlato di «un nuovo giorno alla Chrysler».

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