Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fiat, arriva la mini Jeep made in Melfi è la prima prodotta fuori dagli Usa

TORINO — Johnny è arrivato a Melfi. Nello stabilimento lucano, il più importante tra quelli del pianeta Fiat in Italia, sono sbarcati nei giorni scorsi i vertici della Jeep. Guidati da Chriss Eliott hanno assistito alla nascita dei primi prototipi del nuovo mini suv, il perno del futuro produttivo della fabbrica che sorge nella piana di San Nicola, che la prossima settimana sarà svelato in anteprima mondiale al Salone di Ginevra. Per la prima volta nella sua storia la Jeep progetta e produce un suo modello fuori dall’America. E per dire di quanto il marchio sia legato all’identità Usa basta ricordare la campagna presidenziale dei repubblicani che per attaccare Obama accusavano il suo amico Sergio Marchionne di voler «andare a produrre il Wrangler in Cina».
Tanto che l’ad del Lingotto ha dovuto garantire ai sindacati Usa che mai e poi mai un modello Jeep sarebbe stato concepito e realizzato fuori dall’America.
Con l’eccezione del piccolo suv di Melfi. Per l’evidente ragione che un’auto di quelle dimensioni non fa parte della tradizione americana e che, non solo nell’impero del Lingotto, le utilitarie sanno progettarle molto meglio gli euro-
pei. Così nel dicembre 2012 Marchionne chiamò il premier Mario Monti a Melfi per annunciare l’imminente costruzione delle linee per produrre due mini suv, uno con il marchio Fiat (sarà la futura 500X) e uno con il marchio Jeep. Il Lingotto non ha mai fornito cifre ufficiali ma secondo i dati diffusi dalla Uilm i due piccoli suv nel 2016 dovrebbero superare insieme le 250 mila unità. Obiettivo
ambizioso che prende per buone le previsioni su una ripresa del mercato europeo con il segmento dei mini suv che sfiora i due milioni di unità vendute nel mondo.
In ogni caso, se queste previsioni verranno rispettate anche in parte, la piccola Jeep che verrà svelata martedì a Ginevra potrebbe rappresentare una prima risposta alle critiche piovute in questi mesi sul Lingotto per la scarsissima quantità della produzione degli stabilimenti italiani. Oggi nelle cinque fabbriche di assemblaggio della Penisola si producono circa 400 mila unità. Una cifra che potrebbe salire già per effetto dei modelli di lusso della Maserati costruiti a Grugliasco ma che certo cambierebbe significativamente di segno se incontrassero il favore del mercato modelli assai più economici come i due piccoli fuoristrada.
L’anteprima mondiale di Ginevra e l’avvio dei corsi di formazione a Melfi per insegnare agli operai lucani il dna dell’auto Usa diventano così uno dei possibili segnali di ripresa dell’attività della Fiat in Italia. Anche se il segretario lucano della Fiom, Emanuele De Nicola, teme che «nella scelta delle persone da formare, la Fiat operi discriminazioni come già accaduto a Pomigliano». Secondo la Fiom c’è anche la possibilità che la Fiat «delocalizzi» la produzione dell’erede della Punto. A completare il mosaico della ripresa produttiva italiana mancano ancora i programmi di Cassino e, in parte, di Mirafiori. Saranno svelati all’inizio di maggio da Marchionne e dovranno prevedere un robusto piano di investimenti per far nascere i nuovi modelli Alfa da vendere in Europa e in America.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa