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Fiat al 46%di Chrysler entro giugno

di Raffaella Polato

MILANO — L’ultimo annuncio è dell’altro ieri: quota 30%. Il prossimo, arriverà nel giro di uno o due mesi. E sarà probabilmente, a sorpresa, il vero bersaglio grosso: il rimborso dei prestiti governativi, l’esercizio dell’opzione sul 16%, la salita al 46%, Fiat già a quel punto primo azionista di Chrysler. È questo l’obiettivo cui Sergio Marchionne sta lavorando. Questo il piano per il quale sta spingendo sull’acceleratore. Punta a chiudere entro giugno. Potrebbe riuscirci anche un po’ prima: le trattative con le banche internazionali che rifinanzieranno il debito da restituire a Washington e Ottawa sono in fase molto avanzata. E il suo ritorno (da ieri) negli Stati Uniti servirà a un’ulteriore stretta. Gli analisti che, ora, gli ricordano come non ci sarà momento più adatto di questi 30-60 giorni per comprare al miglior prezzo possibile (i parametri di riferimento sono fissati dal contratto) arrivano tardi: le tappe della road map americana Marchionne le ha rimescolate da un pezzo. Tutti (o quasi) convinti che il prossimo step sarebbe stato l’ultimo 5%«gratis» , e che solo in quei dintorni sarebbe arrivato anche il 16%da pagare cash. Molti (ancora) comunque scettici sulla capacità di Auburn Hills di ripagare i prestiti ottenuti da Usa e Canada. I presupposti, tecnici oltre che di volontà, invece ci sono. Lui dribbla un po’— e non solo per ovvia prudenza — quando ufficialmente si limita a confermare un unico concetto: «L’intenzione di salire al 51%c’è, poi non so se ci riusciremo già entro il 2011» . La realtà è che se, come a oggi tutto lascia pensare, l’obiettivo del 46%entro giugno sarà centrato, avrà di gran lunga anticipato l’intero programma (per quello che dipende esclusivamente da Torino: i tempi della quotazione andranno poi decisi insieme a governo e sindacati). E, con il 5%finale sicuramente in arrivo per l’ultimo trimestre, Fiat potrà realizzare un’altra parte clou del piano di integrazione: il consolidamento di Chrysler già nel bilancio 2011. Sottolineava ieri un pungente commento del Financial Times che «il peso del debito rimane una palla al piede» di Auburn Hills, e che perciò le prossime mosse dell’ «ambizioso amministratore delegato» saranno comunque «più impegnative» . Ma il nodo che Marchionne sta sciogliendo parte esattamente da qui: dal debito. Perché Fiat possa esercitare l’opzione sul 16%, Detroit deve prima restituire i prestiti governativi: 7,4 miliardi di dollari tra Usa e Canada. E andranno restituiti tutti, fino all’ultimo cent, perché è l’altra condizione prevista per poter «chiamare» la call in anticipo (larghissimo, in questo caso: da contratto la finestra si sarebbe aperta solo nel 2013). L’errore sarebbe inquadrare il rimborso del debito solo in funzione dell’opzione, dunque in ottica «Lingotto azionista» . L’interesse è diretto e immediato per la stessa Chrysler: i prestiti-salvataggio furono inevitabilmente concessi a tassi altissimi, l’ 11%medio, tradotti in un conto da 1,3 miliardi nel 2010 (senza, Detroit non avrebbe trasformato i 763 milioni di utili operativi in 652 milioni di perdita). Ancora per questo primo trimestre 2011, la proporzione dovrebbe essere la stessa: 400-450 milioni di dollari. Chiaro che, per quanto il rilancio industriale proceda secondo previsioni, Auburn Hills non può fare a meno di colpo dei 7,4 miliardi ottenuti quasi due anni fa dai governi americano e canadese. È il dossier cui darà una stretta in queste settimane Marchionne, insieme alle quattro banche internazionali che rifinanzierebbero in massima parte la somma. Ovviamente, a tassi più «di mercato» , quindi sotto l’ 11%(e a tasso superagevolato sarebbero i 3 miliardi che Chrysler ha chiesto nell’ambito del «piano verde» lanciato dal Dipartimento dell’Energia). È a quel punto che Fiat potrà chiamare la call ed esercitare l’opzione. Ed è lì che anche Torino dovrà versare cash: «questo» 16%arriverà al Lingotto attraverso un aumento di capitale riservato. Marchionne ha già ampiamente ripetuto che «la risorse le abbiamo, la liquidità è più che sufficiente» . In effetti: sono 16 miliardi, dice il bilancio 2010. E salire al 46%Chrysler, in vista della maggioranza assoluta in autunno, probabilmente finirà per costerà qualcosa meno del miliardo medio su cui scommettono gli analisti.

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