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Fiat al 46% Chrysler entro giugno

di Andrea Malan

Fiat fa un passo importante verso il controllo della Chrysler. L'azienda torinese ha annunciato ieri di aver raggiunto un accordo con gli altri soci della società americana in base al quale Fiat eserciterà entro giugno l'opzione per salire dall'attuale 30% al 46% di Chrysler. L'aumento della quota costerà al Lingotto 1,268 miliardi di dollari, circa 870 milioni di euro al cambio attuale.

Fiat eserciterà l'opzione «subordinatamente e contestualmente al completamento da parte di Chrysler, nel secondo trimestre del 2011, di una operazione di rifinanziamento nell'ambito della quale il debito verso i governi statunitense e canadese sarà integralmente rimborsato». Ieri Marchionne non ha voluto affrontare il tema del rifinanziamento del debito Chrysler, rinviando per qualche informazione in più al 2 maggio, quando l'azienda Usa renderà noti i risultati del 1° trimestre 2011. Secondo le indiscrezioni riportate nei giorni scorsi il road show dovrebbe iniziare nella seconda metà di maggio.

Dopo aver raggiunto il 46% entro giugno, Fiat potrà ottenere un 5% addizionale di Chrysler una volta certificata la terza condizione prevista dal contratto del 2009: l'omologazione per il mercato Usa di un veicolo Chrysler con tecnologia Fiat in grado di percorrere 40 miglia con un gallone di benzina. «Entro la fine dell'anno avremo il 51%» ha ribadito ieri Marchionne, il quale ha aggiunto che «Chrysler verrà probabilmente consolidata già quando Fiat arriverà al 46%, poiché avremo il controllo effettivo dell'azienda». Tecnicamente ciò permetterà al Lingotto di consolidare gli utili dell'azienda Usa «quando ci saranno». Sui passi successivi – collocamento in Borsa di Chrysler, uscita degli altri soci ed eventuale successiva fusione –, il manager non ha voluto sbilanciarsi, ma ha ricordato che «Fiat ha ancora un potere di veto sull'Ipo di Chrysler» ed è stato chiaro sulla destinazione finale: «Non c'è alcun bisogno di avere due società quotate separatamente: prima o poi ci sarà una sola corporation in Borsa».

«L'operazione segna una tappa storica per Fiat e Chrysler ed è per noi motivo di grande soddisfazione e orgoglio. Mio nonno avrebbe approvato con un sorriso» ha commentato il presidente della Fiat, John Elkann. Sergio Marchionne, amministratore delegato di entrambe le aziende, l'ha definita «un passo fondamentale verso il completamento di quel grande disegno di integrazione fra Fiat e Chrysler iniziato meno di due anni fa, che porterà alla creazione di una casa automobilistica globale». Il Tesoro Usa ha detto di attendersi «un rapido rimborso del prestito concesso».

L'accelerazione impressa da Marchionne al processo di integrazione ha permesso di minimizzare il costo di acquisizione: con i conti della Chrysler in miglioramento e data la formula che prevedeva il calcolo del prezzo sugli ultimi 4 trimestri, ogni periodo in più avrebbe fatto salire il conto per Fiat. Al risparmio ha dato una mano decisiva anche lo scorporo di Fiat Industrial: se camion e trattori fossero rimasti in Fiat, con i loro multipli più elevati, Torino avrebbe pagato come minimo 1 miliardo di dollari in più per il 16 per cento di Chrysler. Il mercato ha festeggiato ieri con un balzo delle Fiat ordinarie del 4,5% a 6,87 euro.

L'esborso di 870 milioni di euro annunciato ieri è il primo che viene richiesto a Fiat: la precedente quota del 30% di Chrysler era stata ottenuta in cambio di tecnologia e di assistenza manageriale. L'affare è sicuramente ottimo per il Lingotto, se si pensa che Daimler nel 1998 pagò per Chrysler 35 miliardi di dollari. Marchionne ha assicurato ieri che Fiat dispone già dei fondi necessari all'operazione: 13 miliardi di euro di liquidità a fine marzo, diventati 14 con l'emissione di bond da un miliardo delle scorse settimane; «non cambia l'obiettivo di avere un debito netto industriale di 1,5-1,8 miliardi di euro a fine anno» ha aggiunto. Ieri l'agenzia Fitch ha messo sotto osservazione Fiat con implicazioni negative (il rating è attualmente BB+). «Il profilo di credito peggiorerà per effetto del potenziale aumento del debito netto in relazione alla transazione e al consolidamento contabile di una Chrysler più indebitata».

 

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