Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fiat aggiunge 10mila posti grazie a Brasile e Serbia

di Andrea Malan

Diecimila posti di lavoro in più, un Brasile che ha quasi superato l'Italia come peso economico per il gruppo, un calo dei compensi per l'amministratore delegato Sergio Marchionne. Questi i principali elementi di novità del bilancio Fiat 2010, approvato venerdì scorso dal cda del Lingotto e pubblicato ieri nella sua versione integrale; un bilancio che racchiude per l'ultima volta insieme le attività nell'auto e quelle nei camion e veicoli industriali, scorporate dal 1° gennaio in Fiat Industrial.

I principali dati finanziari erano già stati annunciati a fine gennaio: ricavi a 56,258 miliardi, utile ordinario a 2,2 miliardi, utile netto a 600 milioni (rispetto al passivo di 848 nel 2009) e debiti in calo a 2,4 miliardi di di euro. Le cifre della sola Fiat spa vedono un fatturato di 35,9 miliardi, un utile di gestione di 1,1, un risultato netto di 222 e un debito netto industriale di poco più di 500 milioni; la posizione finanziaria netta complessiva di Fiat spa era a fine anno positiva per 100 milioni. I debiti finanziari del gruppo sono stati ripartiti in misura abbastanza equilibrata fra le due parti del gruppo (14,1 miliardi sulla spa e 13,8 su Industrial); la spa disponeva a fine 2010 di una liquidità di oltre 12 miliardi di euro, che servirà tra l'altro a rimborsare i 2,3 miliardi di bond in scadenza nel 2011.

Il bilancio illustra in dettaglio i compensi dei top manager. Nel 2010 l'amministratore delegato Sergio Marchionne ha guadagnato circa 3,5 milioni di euro, in calo di 1,3 milioni rispetto al 2009; molto meglio di lui è andata all'ex presidente Luca di Montezemolo, con 8,7 milioni di euro di cui 7,5 per la sola carica (che ha conservato) di presidente della Ferrari. L'insieme degli amministratori ha guadagnato 32,9 milioni di euro rispetto ai 21,7 del 2009.

Il calo degli emolumenti di Marchionne deriva dal mancato raggiungimento degli obiettivi di performance; ciò ha anche impedito la maturazione di tre tranche delle sue stock option. La situazione complessiva delle opzioni e delle assegnazioni gratuite di azioni a Marchionne è la seguente: sono maturate opzioni per complessivi 16,92 milioni di titoli al prezzo medio di 9,09 euro (che va confrontato con la somma dei prezzi di un'azione Fiat spa e una di Fiat Industrial); le opzioni sono tutte già esercitabili e consentirebbero una plusvalenza complessiva (ai prezzi di ieri) di circa 125 milioni di euro. Marchionne avrà poi diritto tra un anno all'assegnazione gratuita di 4 milioni di azioni (in realtà 4 milioni di Fiat spa e 4 di Fiat Industrial), per un valore di circa 65 milioni di euro, alla sola condizione che rimanga nel gruppo fino a quella data; il legame con i risultati è stato in questo caso rimosso dal recente cda «come riconoscimento per le operazioni straordinarie messe a segno nel 2010».

A fine dicembre i dipendenti delle due parti del gruppo Fiat erano 199.924, in aumento di 9.910 unità rispetto al 2009. La variazione deriva per metà dall'incremento dell'occupazione che «ha riguardato prevalentemente gli operai in America Latina ed è principalmente dovuto all'aumento dei volumi produttivi nell'area»; l'altro 50% deriva dalle variazioni del perimetro del Gruppo, che hanno comportato un aumento netto di organico pari a circa 4.900 unità, comprendono il consolidamento integrale della Fiat-Gm Powertrain Polska e l'avvio della Fiat Automobiles Serbia.

La crescita dell'attività in America Latina deriva soprattutto dal Brasile, dove il fatturato del gruppo è salito a 11,9 miliardi di euro a un livello praticamente pari a quello conseguito in Italia. Per la sola Fiat spa il maggiore mercato resta tuttora il nostro paese (9,8 miliardi contro i 9,2 del Brasile); Fiat Industrial ha il maggiore mercato di sbocco negli Usa (4,3 miliardi grazie a Cnh) davanti a Brasile e Italia.

L'interscambio con Chrysler è ancora limitato: poco meno di 200 milioni di euro di ricavi per Fiat, per cessione di componenti e sistemi di produzione, e 226 milioni di costi per l'acquisto dei circa 13mila autoveicoli del gruppo americano che Fiat ha venduto in Europa l'anno scorso. Il peso è destinato a crescere con il procedere dell'integrazione fra i due gruppi fino alla probabile fusione a medio termine. La partecipazione in Chrysler è ancora valutata zero, così come zero valgono in bilancio le opzioni per aumentare la quota al 51 per cento. Vale 132 milioni la quota in Rcs, ovvero 53 milioni più del controvalore di borsa.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La segnalazione di Bankitalia su un’ipotesi di falso in bilancio rende legittimo il sequestro del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Illimity Bank e un’affiliata di Cerberus capital management hanno perfezionato un’operazione di ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

È ancora presto per dire che quello della raccolta di denaro fresco per le banche italiane non rapp...

Oggi sulla stampa