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Fiat accelera i tempi per il 51% di Chrysler

di Andrea Malan

TORINO – Fiat potrebbe salire oltre il 51% di Chrysler già entro la fine di luglio, acquistando le quote rimaste in mano al Tesoro americano (6,6%) e al governo canadese (1,7%). Sulla prima, il Lingotto ha in mano un'opzione esercitabile da subito e secondo Automotive News, che cita una fonte vicina al dossier, è intenzionata a farlo entro luglio. «Più in là andiamo con il tempo, più ci costa» ha detto ieri Sergio Marchionne, confermando implicitamente che l'acquisto potrebbe avvenire nelle prossime settimane. Il manager ha detto ieri che la quota Fiat salirà in ogni caso dal 46 al 51% «nel quarto trimestre», quando verrà omologata l'auto Chrysler a basso consumo con tecnologia Fiat. Fiat potrebbe dunque arrivare al 59% di Chrysler entro fine anno, ma l'azienda Usa verrà consolidata integralmente nei conti del Lingotto «già dal 1° giugno di quest'anno».

Ieri Marchionne ha affrontato di mattina presto, praticamente appena sceso dall'aereo, la folla di giornalisti al Museo dell'Automobile di Torino. «Sono stanco ma contento. Ieri è stata una bella giornata» ha detto il numero uno di Fiat e Chrysler, reduce dalla cerimonia del giorno prima per la restituzone dei prestiti statali ai governi di Usa e Canada. C'era anche il presidente della Fiat John Elkann, anch'egli reduce da un viaggio negli Usa dove a Washington ha partecipato all'International advisory committee della Brookings Institution. Per il nipote dell'Avvocato Agnelli il rimborso del debito «è il primo passo verso un'integrazione più forte tra la Chrysler e la Fiat, che di fatto sono un'organizzazione unica». Sia Marchionne che Elkann, si sono appuntati la spilla Chrysler con la scritta "PAID", "pagato", a simboleggiare lo scioglimento dal vincolo dei debiti con l'Amministrazione Obama. Il presidente americano, in viaggio in Europa, ha mandato martedì un messaggio di ringraziamento e di felicitazioni per l'operazione; venerdì prossimo visiterà la fabbrica Chrysler di Toledo, Ohio, per la cerimonia ufficiale con Marchionne.

Ora che Fiat è socio di maggioranza di Chrysler e quest'ultima ha restituito tutti i prestiti statali, sembra passato decisamente in secondo piano il tema del ritorno di Chrysler a Wall Street: «Il problema non è portare l'azienda in Borsa ma la necessità per il Veba (il fondo sanitario gestito dai sindacati Usa) di monetizzare la propria quota» ha detto ieri Marchionne, aggiungendo che «quando e come succederà, dipende dalle condizioni dei mercati in relazione ai loro obiettivi. Per Fiat, comunque, portare Chrysler in Borsa ha un valore relativo: abbiamo accesso ad altri mercati azionari». Se ciò avverrà già quest'anno o l'anno prossimo, diventa dunque secondario.

Ieri i vertici di Fiat si sono espressi in maniera più sfumata anche sulla possibile fusione con Chrysler, anche se sommando l'opzione "ecologica" e quella sulla quota del Tesoro Fiat potrebbe salire fin quasi al 60% di Chrysler già entro fine anno. Marchionne ha ribadito che «tenere due organizzazioni separate per un costruttore unico non ha senso. Dobbiamo trovare una soluzione, ma non ho una risposta immediata. Non credo che sia un tema urgente, ma deve essere risolto». Le polemiche nate dall'ipotesi di un eventuale trasferimento della sede negli Usa hanno indotto a una maggiore prudenza, ma il manager ha comunque citato tasse e accesso ai mercati dei capitali tra i fattori da tenere in considerazione per prendere una decisione.

Se Fiat deciderà di esercitare subito l'opzione sulla quota Chrysler in mano al Tesoro Usa rilevando anche la partecipazione canadase, potrebbe investire una somma appena inferiore ai 500 milioni di euro. L'opzione non prevede in effetti riferimenti a parametri contabili ma un negoziato fra le parti o, in caso di mancato accordo, il ricorso al parere di tre banche d'investimento; la quota del 16% rilevata martedì da Fiat è costata 1,27 miliardi di dollari (circa 900 miioni di euro). La nuova operazione potrebbe essere finanziata con la liquidità che il Lingotto ha in cassa.

 

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