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«Fiat, abbiamo risorse per la crisi»

di Federico De Rosa

TORINO — Un minimo di preoccupazione è normale che ci sia. La crisi, su entrambe le sponde dell'Oceano, si sta facendo sentire ogni giorno di più. Ma Sergio Marchionne non è spaventato. La Fiat ha «abbastanza liquidità per superare la tempesta». Il numero uno di Fiat e Chrysler ieri era a Torino insieme al presidente John Elkann, per l'inaugurazione del Fiat Industrial village e il lancio del nuovo Iveco Daily, il primo nato sotto il brand Fiat Industrial. «Abbiamo un obiettivo produttivo di 100.000 pezzi l'anno e prevediamo per quest'anno di arrivare a 75.000» ha spiegato l'amministratore delegato di Iveco, Alfredo Altavilla. Marchionne, che del gruppo in cui sono stati riuniti i marchi Iveco, Case New Holland e Fpt è presidente, è sicuro che il mercato dei veicoli industriali «si riprenderà prima di quello dell'auto». E ha annunciato che il 2011 si chiuderà con ricavi per 24 miliardi di euro.
Con l'occasione dell'apertura del Fiat Industrial village, il centro di eccellenza dedicato alla vendita e all'assistenza dei veicoli commerciali del Lingotto, il manager ha fatto il punto sulle partite aperte. Intanto Marchionne ha sgombrato il campo da possibili dubbi sui piani del Lingotto. La crisi non li rallenterà: «Per quanto ne so — ha confermato —, non penso rinvieremo nulla». Qualcosa, in realtà, è cambiato. Non c'entra, però, la crisi. È più una questione di opportunità quella di spostare negli Usa la produzione dei Suv destinati a Mirafiori. È quello il mercato di riferimento. Nella fabbrica torinese, secondo le voci, verrebbe prodotta una citycar. La vecchia Ypsilon, ha detto qualcuno. «La vecchia Ypsilon non la faremo più. Quante vetture del segmento B dovremmo fare?», ha risposto Marchionne bollando come «una cavolata» questa ipotesi. «Diremo quali modelli intendiamo produrre a Mirafiori appena avremo finito le nostre analisi. Lasciateci lavorare». I sindacati, tuttavia, di pazienza sembrano averne sempre meno. «Se sarà necessario un altro incontro lo faremo» ha detto Marchionne. Che in agenda di incontro ne ha già un altro, il 27 al ministero dello Sviluppo economico su Termini Imerese. E poi uno, ancora più delicato, ma dall'altra parte dell'Oceano.
Oggi Marchionne atterrerà a Detroit per dare la stretta finale all'accordo con il leader della Uaw, Bob King, sul nuovo contratto di lavoro per i dipendenti Chrysler. La firma, attesa la scorsa settimana, è saltata perché King ha disertato il tavolo essendo impegnato nella chiusura del contratto per General Motors. Contratto che, secondo indiscrezioni, avrebbe accordato un bonus di 5.000 dollari ai dipendenti. «Noi e la Gm siamo in due posti completamente diversi e con due eredità diverse» ha voluto a precisare Marchionne, «noi siamo nati nel 2009 con 8 miliardi di debito, loro avevano 50 miliardi di capitale — ha aggiunto —. Cerchiamo di non mettere in relazione le due entità». Sulla possibilità di chiudere l'intesa «io sono sempre ottimista per definizione — ha detto Marchionne, — lo dobbiamo raggiungere per forza. Non possiamo stare senza quel contratto».
 

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