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Ferrovie, in gara i servizi pendolari

di Giorgio Santilli

I servizi ferroviari per i pendolari dovranno andare a gara: la bozza di decreto legge liberalizzazioni abroga infatti la deroga che veniva riservata al trasporto ferroviario regionale dalla disciplina legislativa generale sui servizi pubblici locali. Le Regioni saranno quindi obbligate a mettere a gara i treni locali e non potranno rinnovare, alla scadenza, i contratti con Trenitalia per altri sei anni senza fare gare. È da valutare se i contratti attuali, acquisiti senza gara, arrivino a scadenza naturale o cessino il 30 giugno 2013 come vale per tutti gli altri servizi pubblici locali.
La novità si aggiunge alle due già emerse dalle bozze del decreto legge: la separazione proprietaria della rete ferroviaria dalla holding Fs, con il trasferimento delle azioni di Rfi al ministero dell'Economia, e la cancellazione dell'obbligo per le imprese ferroviarie private di rispettare il contratto nazionale di settore.
E proprio dalle Fs arrivano le reazioni più rumorose alle cannonate sparate dalla bozza di decreto legge alla cittadella dei monopoli dei trasporti: imprese e sindacati fanno muro contro l'ipotesi della separazione proprietaria della rete.
La prima reazione arriva da Mauro Moretti. «Dove la rete è stata separata dal servizio come in Gran Bretagna – ha detto l'amministratore delegato delle Fs in un'intervista all'Espresso rilanciata con un comunicato – abbiamo avuto effetti negativi sui costi sopportati direttamente dai cittadini. Ma anche lo Stato ha sborsato molto di più, oltre il 200 per cento a valori monetari costanti».
Oggi esiste già una separazione contabile e in Italia anche una separazione societaria fra la rete (Rfi) e servizi di trasporto (Trenitalia).
Moretti cita il caso tedesco (e quello italiano) come «soluzione di imprese integrate» in cui «i costi per lo Stato sono diminuiti mentre qualità e sicurezza sono aumentate». Inoltre – aggiunge Moretti – «dove si è scelta la separazione, è scomparso il settore industriale che produce materiale rotabile, anche quando partiva da situazioni di leadership mondiale».
A seguire, nel pomeriggio, si sono schierati contro la divisione anche i due principali sindacati di categoria, la Filt Cgil e la Fit Cisl.
Nessun commento è arrivato invece dalle imprese private del settore ferroviario. In attesa di testi più consolidati, non ha parlato Ntv, la società costituita da Montezemolo, Della Valle e l'ad Giuseppe Sciarrone, che in passato ha sempre sostenuto la tesi della separazione proprietaria della rete come condizione necessaria per la realizzazione di una concorrenza effettiva in campo ferroviario. Un grave errore che non va fatto».
Nettamente contrario alla separazione anche il segretario generale della Fit-Cisl, Giovanni Luciano. «Per garantire accesso a condizioni eque e non discriminatorie basta e avanza l'Autorità di regolazione dei Trasporti che abbiamo sempre richiesto. Non vogliamo che l'interesse di pochi prevalga sull'interesse generale, destabilizzando la situazione patrimoniale del gruppo Fs e quindi di Trenitalia, che ha ancora 6 miliardi di euro di debiti».
Per il segretario generale della Filt Cgil, Franco Nasso, alla preoccupazione per la «condizione patrimoniale di Trenitalia, oggi notevolmente sottocapitalizzata e fortemente indebitata», si aggiunge il giudizio negativo sul principio generale, sostenuto anche a livello europea nella discussione sulla direttiva.
Silenzio dal mondo delle autostrade per cui la bozza di decreto legge prevede una riforma tariffaria con il ritorno al price cap: sarebbero colpite anche le concessioni «in essere». Previsto anche il trasferimento dei poteri di regolazione alla nuova Autorità dei trasporti (ancora da individuare fra l'Autorità dei contratti pubblici e quella dell'energia). Qui però la norma conferma i poteri affidati all'agenzia ministeriale per le strade: si dovrà quindi capire come sarebbero ripartiti i poteri fra i due soggetti.
Un'altra novità importante in materia autostradale è la norma che liberalizza totalmente l'apertura di aree di servizio lungo il tracciato autostradale. Oggi è la concessionaria ad affidare il servizio, generalmente con una gara. In futuro chiunque abbia in disponibilità un terreno potrà costituire l'area di servizio, senza bisogno di acquisire la subconcessione dalla concessionaria principale.

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