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Ferrovie al tavolo con Alitalia, si studia l’ingresso

Chissà se Alberto Nagel, a.d. di Mediobanca, quando l’Area studi della banca nel 2015 ha completato uno studio certosino su quanto è costata Alitalia allo Stato e alla collettività in 40 anni (cioè 7,4 miliardi di euro, oggi diventati 8,6 miliardi), immaginava che dopo qualche anno piazzetta Cuccia avrebbe assunto un ruolo cruciale per stabilire se Alitalia potrà essere salvata da una cordata pubblica guidata dalle Ferrovie dello Stato.
Alcuni esperti della banca d’affari ieri hanno accompagnato un gruppo di tecnici delle Fs – inaspettatamente non guidato dall’ad, Giancarlo Battisti – nell’incontro con i commissari della compagnia coordinati da Luigi Gubitosi.
È cominciato così il travaso alle Fs di dati sui conti di Alitalia. Venerdì scorso, su sollecitazione del ministro dello Sviluppo economico del M5S, Luigi Di Maio, le Ferrovie hanno inviato ad Alitalia una manifestazione d’interesse non vincolante. Nominato a.d. di Fs il 30 luglio, su indicazione del M5S, Battisti non è entusiasta della “missione” affidata da Di Maio alle Fs, quella di salvare Alitalia con un piano che – secondo Di Maio – prevede «una newco con una dotazione iniziale tra 1,5 e 2 miliardi».
Battisti per questo ha chiesto con una lettera al suo azionista unico, il ministero dell’Economia, di dare indicazioni strategiche senza le quali le Fs non intendono fare alcuna mossa. Pertanto finché il ministro Giovanni Tria non dirà alle Fs se devono investire in Alitalia (e quanto) l’operazione non si sbloccherà. Bisogna che Di Maio e Tria definiscano prima una posizione comune del governo.
L’altra mossa di Battisti è rivolgersi a Mediobanca perché assista le Ferrovie per leggere e capire le cifre di Alitalia. Compito non facile: tutti i piani di rilancio sono falliti. Mediobanca, come anticipato ieri da Il Sole 24 Ore, è l’advisor delle Fs.
Dal lato di Alitalia l’advisor è Rothschild, che spesso ha ruoli di supporto nelle procedure in cui c’è Enrico Laghi, uno dei tre commissari. Resta da definire il piano industriale per l’ipotizzato intervento delle Fs. Oggi non esiste. Le Fs attendono indicazioni dal governo, che dovrà chiarire anche i ruoli, sia delle Fs sia della Cdp, l’altra società pubblica che, secondo Di Maio, dovrebbe avere un ruolo come finanziatore della flotta. Anche qui non si potrà muovere nulla senza l’autorizzazione di Tria.
Tria ha già detto a Battisti che le Fs non devono fare operazioni finanziarie ma solo industriali. Si può notare che nessuna compagnia al mondo ha come azionista le Ferrovie. Secondo Di Maio il Mef dovrebbe avere il 15% della «newco» Alitalia convertendo parte del prestito statale di 900 milioni, il resto del capitale dovrebbe essere delle Fs e di un «partner tecnico internazionale». Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli aveva già detto che i soci italiani devono avere almeno il 51% della Newco. Per questo ci vorrebbero da 750 milioni a un miliardo: dove si trovano i soldi?
Ad oggi non c’è neppure il «partner tecnico». Si punterebbe soprattutto a un americano. Dopo Boeing, tra le ipotesi c’è Delta, al cui vertice c’è un ex manager di Alitalia nella gestione Mengozzi, Glen Hauenstein. Delta però non ha assunto impegni.

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