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«Ferrari? Vale molto più di 7 miliardi» E per la Panda altri straordinari

«Non ci faccio niente con sette miliardi. Vale molto di più». In effetti, c’è una corsa degli analisti a ritoccare il valore della Ferrari. Solo l’altro ieri, e solo per citare i report più freschi, Barclays ha alzato le stime da 6,6 a 7,7 miliardi e Bnp Paribas si è spinta oltre: da 7,5 a 8,6. Così Sergio Marchionne, a Ginevra per l’assemblea di Sgs, con i cronisti può permettersi di puntare alto senza, in realtà, scoprire totalmente le carte. 
L’ha sempre detto, di considerare Maranello un brand del lusso e non «semplicemente» un costruttore di automobili-mito (il che già porterebbe nella fascia alta). Adesso, nella gara a una quotazione cui tutte le merchant bank del mondo sperano di essere associate, sono proprio i multipli del lusso che cominciano a essere applicati. Ancora a novembre, subito dopo l’annuncio della futura offerta pubblica e successivo scorporo gratuito in favore dei soci Fca, le analisi su Ferrari coprivano un range alquanto ampio: tra i cinque e i dieci miliardi (per il 100%, naturalmente, mentre il pacchetto di Fiat Chrysler Automobiles è pari al 90%). Oggi siamo ormai nella parte alta della forchetta. Esattamente quello cui punta Marchionne. Che nel frattempo può permettersi un’altra cosa: le banche d’affari premono, i mercati internazionali idem, la domanda «preventiva» di Ferrari è tale da dare per scontato il tutto esaurito qualunque sia il pacchetto destinato all’Ipo, ma proprio (o anche) perciò «no, non abbiamo ancora deciso quanto quotare, se andare oltre il 10%». Nell’attesa, l’effetto traino su Fca a Wall Street e Piazza Affari è sempre più evidente: a Milano il titolo viaggia verso i 15 euro, sfiorato ieri con la chiusura a 14,91 (+1,77%).
Maranello è chiaramente il motore principale della spinta borsistica. Ci sono però, almeno in parte, anche ragioni industriali. Quando la «rossa» verrà scorporata — e socio di maggioranza diventerà Exor, la cui «controllata in vendita» Cushman & Wakefield ha annunciato utili netti 2014 in crescita del 33%, a 61,6 milioni di dollari — Fca avrà incassato in tutto almeno tre miliardi. Ma avrà perso il «gioiello della corona» e, dunque, valore e appeal borsistico. Marchionne conta di recuperare con il rilancio di tutti gli altri marchi, a partire dall’Alfa, e se è vero che ora è il Brasile a dare problemi («A tutti»), la ripresa europea è fin qui riconfermata da quel che accade per esempio a Pomigliano: altri due sabati lavorativi convocati in marzo (il 21 e il 28) e cassa integrazione annullata ad aprile per star dietro alle richieste di Panda.
Resta, accanto a tutto ciò, il tema fusione. Non è dietro l’angolo: «Abbiamo ancora tantissimo lavoro da fare per capire se è possibile un’alleanza, e con chi». Inevitabile, però, passare in rassegna gli eventuali candidati. Ford, oppure Gm? «Tecnicamente è possibile. Abbiamo parlato in passato, ma senza risultati». Volkswagen? Con loro no, «non ho mai trattato». Psa? Di nuovo: «Tecnicamente» sì, si potrebbe, solo che «un partner puramente europeo non rappresenta la soluzione ideale». Una buona traccia.

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