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Ferrari studia di trasferire la sede fiscale all’estero

Ferrari potrebbe presto smettere di pagare le tasse a Roma per girarle alla regina d’Inghilterra.
L’indiscrezione, trapelata dagli Stati Uniti, dove il ceo di Fca, Sergio Marchionne, sta completando il road show per presentare il maxi piano di ripatrimonializzazione, convertendo, collocamento di azioni Fca e Ipo della Rossa, allo stato non trova alcuna conferma ufficiale. Il Lingotto si è limitato a opporre un secco «no comment». L’ipotesi, tuttavia, sebbene definita un semplice rumor, appare assai credibile. E questo perché ripercorre uno schema già più volte utilizzato dal ceo, prima con Cnh e poi con Fca. Quest’ultima ha sede legale in Olanda, per poter sfruttare al meglio il meccanismo del diritto di voto multiplo, residenza fiscale a Londra, dove il risparmio sulle tasse può valere fino a un 10%, e doppia quotazione, sia sul listino di New York che sulla Borsa di Milano. Possibile, dunque, che anche per il?Cavallino si sia pensato di impiegare lo stesso modello. Certo non è detto che verrà mutuato alla virgola, la sede legale potrebbe anche restare in Italia. Anche perché, recentemente nel Codice Civile è stato inserito il meccanismo del voto multiplo, un’opzione che permette, come in Olanda, l’emissione di titoli che consentono di accrescere il numero di voti in funzione del tempo di detenzione delle azioni ordinarie. Di fatto, si va a premiare chi si assume il rischio di un investimento stabile piuttosto che il socio mordi e fuggi. Al contempo, consente ai soci chiave di preservare la propria posizione forte andando a scardinare di fatto il principio «un’azione, un voto». Ecco perché Ferrari, l’80% del capitale verrà distribuito agli attuali soci Fiat (Exor compresa), il 10% verrà collocato e un altro 10% continuerà a far capo a Pietro?Ferrari, potrebbe trasferire solo la sede fiscale oltre confine. Si vedrà.
D’altra parte, si apprende, la decisione definitiva verrà presa solo nei prossimi mesi, ossia una volta realizzato lo spin off del Cavallino. Tanto che, si fa notare, non è escluso che la soluzione finale possa essere quella di un mantenimento dello status quo. Anche perchè, a livello di percezione mediatica, lo spostamento della Ferrari da Maranello ha certamente un impatto differente. Non foss’altro perché la Rossa è percepita come un esempio di eccellenza made in Italy che, peraltro, opera con un modello di business, quello legato al lusso, che di certo non sconta il prezzo di margini risicati, tutt’altro. In ragione di questo, sebbene rotondo, il risparmio fiscale non sarebbe una leva cruciale nel bilancio del Cavallino. Anche se, potrebbe sicuramente rappresentare un elemento di ulteriore appeal per gli investitori. Soprattutto in vista della quotazione, dove più utili significano un dividendo più sostanzioso. Il trasferimento, d’altra parte, si inserirebbe nel piano di Ipo, a sua volta tassello chiave del progetto di riduzione del debito fino a 5 miliardi di dollari messo in campo da Fca e che conta l’emissione di un prestito convertendo da 2,5 miliardi di dollari (prezzato ieri in serata, si veda pezzo a lato) e il collocamento di 100 milioni di titoli del gruppo automobilistico.
In virtù di questo, come detto, nessuna decisione è ancora stata presa. E, in ogni caso, qualsiasi sia la direzione che verrà imboccata questa non avrà alcun effetto sugli insediamenti produttivi di Maranello e sulla componente ingegneristica che manterranno radici in Italia.
Nonostante questo, la sola ipotesi che le tasse della Rossa possano “volare” all’estero, ha scatenato le prime dure reazioni politiche. Tra i primi a parlare è stato il responsabile lavoro di Sel, Giorgio Airaudo,: «Mentre il presidente del Consiglio Renzi abbassa i diritti dei lavoratori per attrarre investimenti stranieri che non si vedono, nel nostro Paese gli ex grandi imprenditori con uno dei sui sponsor, l’uomo di Detroit Sergio Marchionne, appena arrivato alla guida del cavallino pensa subito a non pagare le tasse per la Ferrari in Italia».

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