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Ferrari sbarca in Piazza Affari il 4 gennaio «Nessuna mossa ostile su General Motors»

È il giorno in cui, via assemblea straordinaria e con il 98,8% dei voti, Sergio Marchionne e John Elkann traghettano ufficialmente Ferrari fuori da Fiat Chrysler Automobiles. Si chiude un’era, per la Rossa e per Fca. Se ne apre un’altra: con il lusso di Maranello blindato in orbita Exor, sotto le cui bandiere il Cavallino approderà in parallelo all’esordio del 4 gennaio in Piazza Affari, l’ormai quasi ex casa-madre può correre da sola — come da chiara scelta dei vertici — sulle piste del consolidamento prossimo venturo.
Difatti finisce così, ad Amsterdam. Che la scissione Ferrari va in archivio in fretta, una pratica liquidata dai soci Fca in meno di un’ora (e del resto: sono loro i beneficiari dello spin off, in conseguenza del quale riceveranno un’azione ogni dieci possedute). E che è General Motors, o in ogni caso il dossier fusione, a catalizzare il post assemblea.
La novità è (o dovrebbe essere) l’esclusione di manovre ostili nei confronti del gruppo guidato da Mary Barra. Lei si è sempre sdegnosamente rifiutata anche solo di incontrare Marchionne. Lui fino a ieri diceva e non diceva, comunque senza mai negare davvero la possibilità di cercare un accordo diretto con gli azionisti. Ora è (sembra?) netto. Non gli piace il modo in cui Barra & C. dipingono indirettamente Fiat Chrysler. E rivendica: «Non stiamo soffocando», Gm per Fca «non è una questione di vita o di morte», così come il consolidamento «non è un gioco delle coppie indiscriminato, è una necessità strategica e operativa che dovrebbe avvenire in un mercato razionale». Dunque: «Non sono disposto a trovare un partner tanto per farlo. Siamo stati pubblicamente respinti, e non si possono forzare queste cose. Non voglio farlo». Tanto più che non c’è solo Gm: «Non è l’unico candidato possibile».
Accanto a Marchionne, Elkann ribadisce. Ripetere con Fca-Gm il copione che Exor ha già scritto quest’estate con PartnerRe? «No, sono due casi molto diversi». Qui, «c’è un piano al 2018 che va avanti» e, se l’anno prossimo gli investimenti potrebbero essere inferiori al previsto, «gli obiettivi sono confermati» indipendentemente da un’eventuale fusione. Poiché, poi, in quel 2018 «noi saremo comunque qua e comunque molto più forti», come ha appena promesso Marchionne insieme all’azzeramento di fatto del debito, il presidente a sua volta scandisce: «Con Gm non c’è alcuna intenzione di forzare».
Poi, però. Basta un avverbio di tempo, a lasciare aperta ogni strada. E quello usato da Marchionne non suona casuale: è «al momento», che «non abbiamo alcuna intenzione di presentare un’offerta ostile».
Se ne riparlerà a lungo. Presto, anche. Perché proprio la scissione di Ferrari — che a New York quota sui 47 dollari contro i 52 del collocamento, ma l’invito dei vertici è ad aspettare il completamento dell’operazione — «libera» Fca a qualsiasi mossa.

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