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«Ferrari, più utili con meno auto»

Nessuna scissione, un ruolo forte all’interno di Fiat-Chrysler e, soprattutto, più dipendenti e meno automobili prodotte. Ecco la nuova strategia di Ferrari che ha deciso di limitare la produzione delle sue supercar a livelli inferiori a quelli dello scorso anno, cioè a meno di 7mila esemplari e, contemporaneamente, ha varato un piano di investimento in risorse umane per assumere 250 persone, incrementando il numero dei dipendenti significativamente rispetto alle attuali tremila unità.
«Puntare sulle risorse umane – spiega il numero uno di Ferrari Luca Cordero di Montezemolo – è un segnale importante che diamo al nostro Paese in questa difficile congiuntura». Si tratta di un aumento del 20% della forza lavoro in relazione ai soli operai. Ed è una decisione presa soprattutto per produrre i nuovi motori V6 destinati ad equipaggiare la Maserati Quattroporte e la nuova Ghibli, vetture realizzate a Grugliasco e che rappresentano un punto cardine della strategia di Fiat Chrysler per la creazione di un polo premium in aperta competizione con le marche tedesche.
Ritornando alla produzione delle Rosse, Ferrari ha optato per una strategia di autoriduzione dei volumi che sulle prime sembra singolare, ma che in realtà assolutamente aderente alla storia e al Dna della casa. «Abbiamo scelto – dice Montezemolo – di costruire meno vetture per mantenere alto il valore unitario e spingere anche i dealer a puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. In questo modo dimostriamo che pur vendendo meno, siamo in grado di generare più fatturato e più utili. Noi vendiamo sogni, abbiamo un’esclusività da mantenere, dobbiamo assicurare ai nostri ferraristi un alto valore del loro usato, un elevato valore nelle aste. Una Ferrari deve essere desiderabile come una bella donna. Quindi produrremo meno macchine di quante ce ne chieda il mercato. Abbiamo fatto una scelta che, in base agli insegnamenti ricevuti da Enzo Ferrari, privilegia l’esclusività».
La strategia è dunque funzionale a sostenere un percorso di crescita costante che l’ha portata, anche nel terzo trimestre dell’esercizio fiscale in corso, a registrare risultati di rilievo. Ha venduto 1.798 vetture (+4%) per un fatturato di 551 milioni, in crescita dell’8%, mentre l’utile netto si attesta a quota 54,7 milioni (+36.5%) e il trading profit ammonta a 80,5 milioni registrando un balzo del 42 per cento. Questi dati, ha detto il numero uno della casa del Cavallino, sono al netto delle vendite della LaFerrari, esclusiva hypecar ibrida da 900 cavalli e un milione di euro per 500 unità prodotte, dai margini non dichiarati ma sicuramente elevati.
Ferrari, per la quale non è prevista alcuna scissione dal gruppo Fiat Chrysler (categorico Montezemolo su questo) si è posta anche un altro obiettivo cruciale: ripartire in modo più omogeneo il suo business nelle varie aree geografiche. Infatti la casa di Maranello realizza il 52% del giro d’affari nella regione Emea (Europa e Medio Oriente), il 30% in America e una percentuale analoga in Cina e nel Far East. Entro il 2017 ha spiegato il numero uno del Cavallino, la proposizione dovrà essere 40% Emea, 30% Usa/America e 30% oriente e «greater China».
Infine, l’ormai imminente fusione tra Fiat e Chrysler per Ferrari si traduce in un’opportunità e questo lo si è visto fin da ora con l’operazione «motori V6 per Maserati». «Seguiteremo – ha risposto Montezemolo a una domanda diretta del Sole 24 Ore – a fare il nostro lavoro, ponendoci tre obiettivi: assicurare soddisfazioni economica per gli azionisti del gruppo, tenerne alta l’immagine e introdurci in nuovi mercati».

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