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Ferrari, parte l’era Marchionne

Archiviate le polemiche e sopito il chiacchiericcio è arrivato il momento dell’addio. Luca Cordero di Montezemolo ha lasciato ieri la presidenza della Ferrari. I 23 anni a capo del Cavallino gli sono valsi una liquidazione vicina ai 27 milioni di euro, dei quali 13,7 milioni pagabili in 20 anni, come da accordi assunti nel 2004, e altri 13,2 milioni da versare entro il 31 gennaio 2015. Più alcuni benefit, come la possibilità di acquistare con facilitazioni i prodotti del gruppo Fiat e alcuni servizi legati alla sicurezza. «È sempre troppo poco», aveva commentato scherzosamente il numero uno alla conferenza stampa di saluto tenuta ieri a Maranello. Il riferimento, evidentemente, è ai risultati raggiunti al comando della Rossa. In primis quelli finanziari, con il Cavallino che oggi approverà la semestrale migliore della storia, 185 milioni di ebit. Per questo e per l’affezione che fin dagli anni ’70 ha legato Montezemolo alla Ferrari, l’addio è stato certamente sofferto. «Assieme alla mia famiglia è una delle cose più importanti della mia vita. Ora c’è un nuovo ciclo da costruire. Esco al momento giusto, alla vigilia di una fase straordinaria per il gruppo. Prevedevo di andare via a fine 2015 ma siamo di fronte a una svolta epocale ed è giusto che ci sia un’unica regia», ha detto il numero uno che lascerà ufficialmente l’incarico il prossimo 13 ottobre, in concomitanza con i festeggiamenti a New York per i 60 anni del brand. Il testimone passerà nelle mani del ceo di Fiat, Sergio Marchionne. E non sarà un ruolo ad interim ma piuttosto «un impegno a lungo termine». D’altra parte l’uomo è, a detta dello stesso Montezemolo, la figura adatta a cogliere la sfida: «In casa Ferrari si apre un altro ciclo che spero possa essere ancora più importante, un ciclo nuovo e un ciclo diverso. È giusto che una fase nuova non la apra un giovanissimo presidente ma l’amministratore delegato dell’intero gruppo». Una sfida che, a partire dalla guida della Ferrari, Marchionne avrebbe ben chiaro come affrontare. Dal punto di vista industriale, infatti, la priorità è difendere il brand della Rossa e ridare smalto alle vetture in pista. Dal punto di vista finanziario, invece, il destino è ancora tutto da scrivere. Il manager ha assicurato che allo stato non c’è un piano Ipo e che, per quanto riguarda polo del lusso, aspetterebbe «ad aggregare il marchio Alfa Romeo». Insomma per ora non se ne parla.
Anche perché, come detto, in vista del prossimo sbarco di Fca a Wall Street, concomitante con i 60 anni della Ferrari, il punto chiave è la forza del brand che resterà ovviamente con Dna esclusivamente italiano: «È un marchio di cui va protetta l’integrità, che non deve essere assolutamente inquinato dal sistema di mass market che caratterizza le auto del gruppo Fiat». Il manager, dunque, immagina una Rossa ancora distinta dal resto dell’azienda seppure fiore all’occhiello di una compagnia multibrand. E tale dovrà restare. Anche per questo, il manager ha sposato fino ad oggi la scelta di Montezemolo di mettere un tetto alla produzione di Ferrari, 7mila unità: «Andava preservata l’esclusività del prodotto». Ora, però, complici i mercati raggiunti e le lunghe liste d’attesa, «qualche aggiustamento fisiologico rispetto a quella soglia è plausibile». Attraverso però una crescita razionale e che si sviluppi nel tempo. Per Marchionne, dunque, si tratta di fatto, di dare continuità a quanto fatto finora aggiustando solo il tiro rispetto ai volumi produttivi. Diversa, invece, è la missione che lo attende in pista. Un campo dove, ne è convinto il manager, Ferrari deve tornare «a vincere» perché i successi in Formula 1 «danno sostegno» all’intero marchio che merita dedizione esclusiva.
In virtù anche di ciò «non c’è la minima intenzione di integrare Ferrari nel sistema Fiat-Chrysler». E l’Ipo? il tormentone della possibile quotazione della Rossa continua ma ancora una volta Marchionne prova a gettare acqua sul fuoco. «Sono scelte strategiche che spettano al consiglio di amministrazione». Una frase troppo sibillina per non richiedere un supplemento di informazioni e allora il manager chiarisce: «Al momento non c’è alcun piano sulla scrivania». Complice il fatto, forse, che prima c’è un altro traguardo da tagliare: quello, come detto, della quotazione di Fca a Wall Street. Un passaggio che trarrà certamente vantaggio dall’avere Ferrari tra gli asset chiave. Ecco perché anche ogni altra decisione che riguarderà il futuro del brand sarà una scelta collegiale presa dal board. Compresa quella di un polo del lusso con annessa Alfa Romeo. Un’ipotesi che Marchionne tende ad escludere. Come a dire che se mai ci sarà scambio di tecnologie questo potrà essere esclusivamente unidirezionale, ossia con la Rossa che fornisce i componenti a Maserati, e forse un giorno ad Alfa, ma certamente non viceversa.

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