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Ferrari, parte la corsa a Wall Street Marchionne, road show a Maranello

MILANO – « Race ». Dal 21 ottobre, quando sui tabelloni del New York Stock Exchange lampeggerà il primo prezzo di mercato, sarà quella la sigla che occorrerà cercare. Race come corsa. Come Formula Uno. Come Ferrari. Che è poi molte altre cose, e in primis un simbolo di quel mondo del lusso cui Sergio Marchionne — sua la scelta del codice per gli scambi a New York, da dove ieri è partito per il road show che venerdì porterà a Maranello — ambisce ad associare «la Rossa» anche in termini borsistici.
Si capirà più avanti se l’obiettivo sarà davvero centrato, o se sul «traguardo luxury» prevarrà lo scetticismo di alcuni analisti. Per ora, «corsa» è in effetti la parola più adatta a raccontare la marcia verso Wall Street. Ieri, per esempio. È bastato che Fiat Chrysler Automobiles annunciasse la partenza ufficiale dell’offerta pubblica a scatenare la caccia. Alla stessa Fiat Chrysler visto che, grazie allo scorporo di inizio 2016, è l’unico modo per assicurarsi titoli Ferrari al di là di un’Ipo sul cui esito nessuno nutre dubbi.
La frenesia mostrata ieri dai mercati, tanto a Milano quanto a New York, si spiega insomma anche così. La nota arrivata poco prima dell’apertura di Piazza Affari non aggiungeva — non poteva — nulla al prospetto depositato venerdì alla Sec: Fca, che detiene il 90% della «Rossa», venderà il 9% sul mercato, riserverà un altro 1% al pool del collocamento, si aspetta di incassare tra i 48 e i 52 dollari per azione. Il totale porta a una valutazione complessiva del Cavallino attorno ai 10 miliardi (sempre in dollari), e ai 906-982 milioni che entreranno direttamente nelle casse di Fiat Chrysler con la vendita del 10%.
Non saranno, per l’attuale controllante, gli unici liquidi targati Maranello. Prima dello spin-off la Ferrari — che ieri ha anticipato i dati del terzo trimestre: ricavi stimati a 720-730 milioni di euro, con utili operativo lordi di 210-215 e netti di 140-145 — verserà a Fca una cedola straordinaria di 2,5 miliardi di euro. E se pure questo ha in parte contribuito ai rialzi, non c’è dubbio che si torni poi sempre all’effetto-Ipo: il solo annuncio ufficiale non sarebbe stato altrimenti sufficiente a far scambiare sette milioni di titoli solo nella prima mezz’ora (la media giornaliera è sui 18 milioni), con aumenti oltre il 2% e quota 14 euro scavalcata. Anche quando Piazza Affari ha virato al ribasso, sono pur sempre rimasti un incremento dello 0,87%, un prezzo di 13,93 euro e un trend confermato e rafforzato da Wall Street.
Sono segnali da un’Ipo di fatto già chiusa. Ciò non toglie che Marchionne abbia ancora un po’ di lavoro da fare per convincere gli investitori a considerarla un titolo del lusso. Ed è questo, forse, a spiegare la serratissima agenda del road show. Cominciato ieri mattina a New York, continuerà in altre capitali della East Coast, farà uno stop a Londra, tornerà negli Usa con la California e la West Coast, chiuderà con rientro a New York per la «prima» a Wall Street, il 21. Non senza, nel mezzo, un passaggio chiave: è Maranello, la tappa più significativa (e suggestiva). Appuntamento venerdì. Solo incontri one-to-one. Dunque ambitissimi. Quindi superselezionati. Ovviamente iperblindati.

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