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Ferrari, maxi-prestito con dieci banche

Ferrari ha firmato la sua prima credit facility sindacata da 2,5 miliardi di euro. A fornire la liquidità sono stati dieci istituti, di cui tre italiani (Intesa Sanpaolo, Mediobanca e UniCredit) e sette stranieri guidati da Bank of America Merril Lynch nel ruolo di coordinatore. Al club deal partecipano inoltre Bnp Paribas, Citi, Credit Agricole, Jp Morgan, Société Generale e Ubs. Il pool ha messo sul piatto un bridge loan, che sarà compreso tra i 500 e i 750 milioni di euro, un term loan da 1,25-1,5 miliardi più una linea di credito revolving da 500 milioni. Il bridge loan, che ha una durata di 12 mesi estendibile eventualmente di altri sei mesi, dovrebbe venire tuttavia rifinanziato in tempi piuttosto stretti e, si presume, ciò avverrà attraverso il potenziale ricorso al mercato dei capitali, ossia tramite l’emissione di un bond benchmark fino a 750 milioni di euro. In quest’ottica, Ferrari si sarebbe già mossa per ottenere un proprio rating. Complice anche il fatto che, come dichiarato dalla Rossa, l’operazione di risistemazione del debito «rappresenta un ulteriore passo verso la separazione dal gruppo Fca». E proprio la separazione dalla casa madre, secondo il ceo Sergio Marchionne, farà emergere «il vero valore della Ferrari». Questo, sempre secondo il manager avverrà già a partire dal prossimo gennaio. «Prima è molto difficile riconoscerlo», ha aggiunto Marchionne. «È un mercato strano – ha osservato il ceo – il problema è che le azioni della Ferrari sono parte di questo blocco Fca. Adesso il valore di Fca include il valore della Ferrari ed è questa una delle ragioni per la quale stiamo facendo questa operazione» di spin-off. Quanto al calo dei titoli della Rossa a Wall Street «è una posizione di trading – ha spiegato – non credo si rifletta negativamente sulla valutazione dell’azienda. Aspettiamo dopo il demerger agli inizi di gennaio». Gli azionisti della capogruppo, merita venga ricordato, si riuniranno in assemblea straordinaria ad Amsterdam proprio giovedì 3 dicembre per esprimersi sul progetto di scissione dalla Ferrari. In quest’ottica, una parte della maxi raccolta, verrà impiegata proprio «per rifinanziare l’indebitamento verso Fiat Chrysler Automobiles (Fca)» quindi servirà anche «per rimborsare altri debiti e per altre esigenze aziendali». Diversamente, i 500 milioni saranno utilizzati di volta in volta per coprire le esigenze aziendali e il capitale circolante del gruppo Ferrari.
Il term loan e la linea di credito revolving hanno una durata di cinque anni ciascuno. Le obbligazioni derivanti dalla facility gravano su Ferrari e sulle controllate e non sono previsti impegni a carico del resto del gruppo Fca. Indice che il processo che porterà allo scioglimento dei legami tra le due aziende è davvero iniziato. Nel frattempo, Marchionne ha colto l’occasione per fare anche il punto sulla situazione economica generale. Il manager, parlando dei possibili nuovi stimoli della Bce, ha sottolineato che «l’Europa ne ha bisogno, è una grandissima soluzione». «È una cosa che ho voluto da sempre – ha aggiunto – ho rotto le scatole a Draghi per mesi affinchè abbassasse, tenesse gli interessi bassi». Diversamente, negli Usa è giunto il momento di alzarli: «L’hanno minacciato così tante volte – ha affermato – che se non lo faranno sarà un problema: è ora di farlo». Infine, sul fronte industriale, se il mercato iraniano si dovesse aprire rappresenta una opportunità per tutti «ma prima bisognerà stabilizzare le relazioni con il Paese», ha sottolineato il ceo commentando le indiscrezioni circa un possibile partner iraniano nel segmento dei veicoli commerciali.

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