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Ferrari fa il pieno debutta a Wall Street partendo da 52 dollari

TORINO
L’ultima parola l’hanno detta nella notte americana gli stuoli di avvocati che assistono Fca a Wall Street. Fca ha fissato l’asticella di partenza del titolo Ferrari a 52 dollari, al limite massimo della forchetta presentata nei giorni scorsi alla Sec (48-52 dollari per azione). Così Fca incasserà un miliardo di dollari (977 milioni equivalenti a 861 milioni di euro) dalla quotazione del dieci per cento del Cavallino. A questi si deve aggiungere la «buonuscita» da 2,8 miliardi di euro che Ferrari paga in queste ore al Lingotto per la quotazione.
Le voci su un possibile superamento dei limiti della forchetta indicata in un primo tempo alla Sec si ricorrevano da giorni. L’alto livello delle prenotazioni (il doppio della disponibilità) aveva posto i vertici di Fca di fronte al dilemma se sfondare la forchetta verso l’alto incamerando tutto l’aumento rispetto al range inizialmente previsto o se non irritare il mercato rimanendo vicino ai valori indicati distribuendo ai nuovi azionisti l’eventuale plusvalore del titolo. Così il dilemma è stato sciolto non superando il limite della forchetta. Ora non resta che verificare, a partire da oggi, se Wall Street salirà di molto rispetto al prezzo iniziale. Il suono della campana che dà l’avvio alle contrattazioni è previsto per le 15 ora italiana. Sul balconcino del Nyse compariranno i vertici del Lingotto, di Maranello e Piero Ferrari.
Da questa sera nelle casse di Torino arriveranno quasi quattro miliardi di euro, circa l’80 per cento del costo del piano industriale di Fca che ha il suo perno nel rilancio dell’Alfa Romeo. Così la storia dell’auto si ripete al contrario: la casa di Maranello, nata dall’intuizione di un tecnico del Biscione, restituisce al brand milanese il denaro necessario per rilanciarsi.
Ma da questa sera il pensiero principale di Sergio Marchionne sarà naturalemnte la fusione con General Motors. A giudicare da come l’ad ha risposto due giorni fa ai dubbi di Standard and Poor’s («con tutto il rispetto non ci capiscono nulla») c’è da immaginare che tenga ancora molto al suo progetto. Ora, conoscendo il valore di Ferrari, si può immaginare la capitalizzazione di Fca a partire da gennaio, quando il titolo del Lingotto si libererà del Cavallino e potrà diventare il nocciolo duro della nuova Gm. La ragione principale dell’ostinazione di Marchionne è proprio nella differenza tra la composizione azionaria del più grande costruttore di Detriot e quella di Fca. Con il primo estremamente diluito e senza un socio forte, un pianeta grande ma gassoso, come Giove, e Fca molto più piccola ma con il socio Exor come asset di rifermento, una sorta di Mercurio. Questo spiega perché nella fusione potrebbe addirittura accadere che gli Agnelli diventino il socio di riferimento del nuovo gruppo.
Questi i progetti per i prossimi mesi. Nell’immediato c’è da affontare la grana del Lussemburgo dove l’Ue minaccia sanzioni a Fca e Starbucks colpevoli di aver stretto accordi con Olanda e Lussemburgo per praticare particolari tassazioni alle società dei due gruppi. Secondo le indiscrezioni Starbucks avrebbe siglato con l’Olanda un accordo che le consente di pagare il 2,5 per cento contr il 25 per cento previsto. Più grave l’accusa nei confronti di Fca che, grazie ad un accordo in Lussemburgo, avrebbe pagato all’1 per cento tasse previste al 29. Così Torino potrebbe pagare fino a 200 milioni di multa. Il Lingotto ha respinto le accuse sostenendo che nell’accordo «non c’è stato alcun aiuto di stato ».
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