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Ferrari batte Coca-Cola e Paperino. È il marchio più famoso al mondo

MILANO — Nel 1923 vinse il primo circuito del Savio che si correva a Ravenna: era il 17 giugno e la gara era composta da 6 giri per un totale di 267 chilometri. Fu lì che il giovane pilota Enzo Ferrari conobbe per la prima volta i genitori dell’aviatore Francesco Baracca. Erano seduti sulle tribune, tra gli ospiti illustri: «Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante di mio figlio, le porterà fortuna» gli disse la contessa Paolina. Lui le diede retta e al Cavallino aggiunse solo il fondo: «giallo canarino, colore di Modena». Lo stesso giallo che oggi, a distanza di 91 anni da quell’incontro memorabile, fa della Ferrari il marchio più influente al mondo.
Così ha stabilito la classifica annuale di «Brand Finance», società di consulenza specializzata nella valutazione dei brand, secondo cui Ferrari è il marchio più potente a livello internazionale. Più influente di colossi come Google, Coca-Cola, Rolex, Hermès o Walt Disney. «Il Cavallino rampante su sfondo giallo è immediatamente riconoscibile in tutto il mondo anche dove non ci sono ancora le strade. Nel suo paese natale e tra i suoi molti ammiratori — ha specificato la società di consulenza inglese — la Ferrari ispira molto più della lealtà al brand, più di un culto e una devozione quasi religiosa». Una devozione riconosciuta per la seconda volta da «Brand Finance» che anche l’anno scorso ha premiato la scuderia italiana aggiudicandole il titolo di «most powerful». Quest’anno, dopo il cavallino rampante si sono piazzate nella top 5 Coca-Cola, Pwc, Mc Kinsey e Google.
Diversa invece la classifica sul valore puramente economico delle aziende. Se Ferrari è risultato infatti il brand più potente a livello di influenza, con 4 miliardi di dollari di valore si è classificato solo 350esimo. In questo caso sul podio si è piazzata Apple (valore del marchio 104,68 miliardi) seguita da Samsung (78,75 miliardi) e Google (68,62 mld). Solo quarta Microsoft (62,78 mld). Grande balzo per Verizon, che è salita dal decimo al quinto posto, consolidando un valore di 53,47 miliardi. A livello geografico sono ancora i brand statunitensi a dominare il mondo con un valore complessivo di 1.908 miliardi e 185 marchi, seguiti da quelli di Giappone (376,7 miliardi e 49 società), Germania (324 miliardi e 33 società) e Francia (266 miliardi e 31 società). Per trovare l’Italia bisogna scendere al tredicesimo posto, con un valore di 57,2 miliardi e appena 8 società: Generali, Telecom Italia, Eni, Enel, Unicredit, Fiat, Prada e Ferrari.
«L’azienda ha battuto tutti i record di risultati economici e di grandi sforzi in investimento tecnologico — ha detto ieri il presidente della Casa di Maranello Luca Cordero di Montezemolo — ancora una volta il nostro è il marchio più forte al mondo ed è una conferma che abbiamo saputo valorizzare questo incredibile brand». Brand che ieri ha presentato anche i risultati del 2013: a fronte di una riduzione delle vendite del 5,4%, Ferrari ha chiuso l’anno con un incremento del fatturato del 5% fino alla cifra mai raggiunta prima di 2,3 miliardi di euro. Utile netto pari a 246 milioni di euro (+ 5,4% sull’anno precedente) e posizione finanziaria netta a 1,36 miliardi, la «migliore di sempre». «È un risultato molto importante ottenuto con un grande lavoro di tutti» ha aggiunto ieri Montezemolo mentre da Modena tagliava il nastro del nuovo Mef (Museo Enzo Ferrari) in compagnia del figlio di Enzo, Piero. Una scelta non casuale, quella del 18 febbraio, come data per riaprire la struttura che d’ora in avanti racconterà la storia del creatore della scuderia in coordinamento con il museo Ferrari di Maranello.
Era infatti il 18 febbraio 1898 quando nacque Enzo, già da piccolo affascinato dalle macchine e dal rombo dei motori. Iniziò passando il tempo nella carpenteria metallica del padre, seguendo le corse automobilistiche della zona e sognando di diventare un pilota di successo. Poi arrivò il colloquio con la Fiat (senza ottenere il lavoro), l’impiego come collaudatore alla Cmn (Costruzioni meccaniche nazionali) e infine, nel 1919, il debutto in gara. Quattro anni dopo l’incontro con la contessa Baracca e quell’invito a usare il Cavallino come portafortuna sulle sue vetture. Un consiglio utile.

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