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Ferrari balza in Borsa del 10% Tra i soci spunta anche Soros

NEWYORK
George Soros guida la Ferrari al riscatto sul mercato azionario. Il celeberrimo investitore americano, che ha fatto la storia dei mercati globali con le sue scommesse vincenti a cominciare da quella contro la sterlina negli anni Novanta, ha reso noto di aver comprato una quota in “Race” entrando nel novero dei primi dieci soci, forte per l’esattezza di 850mila azioni pari allo 0,45% con un valore di circa 28 milioni di euro. E la sua scommessa ha consentito alla Rossa di Maranello di premere nuovamente l’acceleratore su piazze finanziarie da mesi parse ostili, interrompendo una prolungata frenata che l’aveva vista perdere il 30% dallo sbarco sul parterre newyorchese lo scorso ottobre.
Il titolo a Wall Street ha guadagnato rapidamente oltre il 10%, fino a sfiorare i 40 dollari, per poi attestarsi a fine seduta a 39,1 dollari in rialzo del 9,68%, pur ancora lontane dal prezzo di collocamento a 52 dollari. A Milano le quotazioni sono parallelamente lievitate del 10,38 per cento. La difficile gara, per la Ferrari a Wall Street, non è però terminata con l’arrivo dell’85enne Soros ai suoi box di borsa.
La scommessa del fondo di Soros, in particolare, non ha potuto convincere seduta stante gli analisti a cambiar marcia nei loro giudizi: più d’uno ha mantenuto un’opinione prudente sia sull’andamento del titolo che sulle prospettive di business del gruppo, con target di prezzo inchiodati al di sotto dei livelli fatti segnare nelle ultime ore. Il grande investitore e filantropo, con la quota rilevata attraverso il Soros Fund Management e resa nota in un filing alle autorità di mercato della Sec nella notte di martedì, si è inserito automaticamente al nono posto nella classifica dei soci del gruppo italiano di auto esclusive in cerca di nuova identità quale società del lusso. Una posizione che ha rappresentato, soprattutto, un’esplicita iniezione di fiducia per la società adesso, dopo il completo scorporo da FCA, controllata al 23,5% dalla Exor della famiglia Agnelli e al 10% dall’erede del fondatore, Piero Ferrari. Assieme i due soci hanno in mano quasi il 50% dei diritti di voto. Tra gli altri grandi azionisti si contano inoltre Sergio Marchionne e il fondo americano T. Rowe Price, che vanta una quota del 4 per cento.
«La notizia dell’ingresso di Soros in Ferrari ha chiaramente inviato un segnale positivo alla comunità degli investitori», ha fatto sapere Vincenzo Longo di IG Group. La scommessa è stata sicuramente la benvenuta: numerosi analisti nei mesi scorsi hanno spesso messo in dubbio le prospettive dell’azienda di sapersi trasformare in un marchio di super-lusso a tutto campo e la sua conseguente caccia a valutazioni con multipli da luxury brand. Lo scetticismo è aumentato ulteriormente quando l’azienda ha comunicato una flessione del 22% delle consegne avvenuta l’anno scorso in Cina, mercato cruciale oggi afflitto da indebolimenti dell’economia, e ha previsto un probabile rallentamento della crescita per il 2016.
Simili considerazioni sono rimaste centrali anche ieri per alcuni analisti del settore. Citigroup ha mantenuto una raccomandazione neutrale sul titolo, dopo che agli inizi del mese aveva abbassato il suo target di prezzo a 35 dollari da 37 dollari dando voce a pronostici di «un anno misto» a causa della combinazione dell’andamento di diversi modelli, compresa una debolezza nei volumi di Maserati.
Un più pessimistico rating di “sell”, vale a dire una raccomandazione di vendita del titolo, è rimasto nelle carte di Evercore ISI, che a sua volta ha un target di 35 euro sul prezzo azionario del gruppo. A suo avviso, si legge nel piu’ recente commento sulle prospettive dell’azienda preparato soltanto nelle scorse settimane, «l’outlook per il 2016 della Ferrari appare men che entusiasmante». Bank of America Merrill Lynch ha invece una raccomandazione di “buy”, di acquisto del titolo. Nell’insieme il target medio degli analisti è attorno a 48 dollari ma con un ampio margine tra gli estremi, da 57 a 32 dollari. Tra i primi dieci investitori nella Rossa, inoltre, c’è tuttora la posizione del fondo FIL Fund Management, pari allo 0,5%, che rappresenta in realtà una scommessa short, vale a dire sul ribasso del titolo.

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