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Fermi e ipoteche in frenata

Vuoi perché le tante polemiche degli ultimi anni hanno cambiato più di una volta le norme e fissato dei paletti sempre più alti. Vuoi perché c’è stato un cambio di strategia con interventi più mirati e finalizzati a togliersi di dosso la maschera di “cattiva” del Fisco. Fatto sta che il cambiamento di Equitalia è visibile. Lo dicono i numeri. Fermi e ipoteche sono praticamente crollati. Nel primo caso nel 2012 rispetto al 2011 c’è stato un calo di quasi il 92%, nel secondo del 56 per cento. Anche se a fronte di una contrazione delle misure cautelari, in pratica gli “avvertimenti” al contribuente debitore, c’è stata una ripresa negli ultimi dodici mesi delle azioni esecutive. Soprattutto dei pignoramenti presso terzi (+25,5%), categoria che comprende di fatto gli stipendi, le pensioni e gli altri crediti commerciali vantati da chi ha una posizione aperta con Equitalia. Anche se la direttiva di pochi giorni fa ha sottolineato che ci sarà molta cautela su dipendenti e pensionati.
Non a caso, il calo si spiega con gli interventi ripetuti effettuati dagli ultimi Governi e dal Parlamento sul capitolo della riscossione coattiva. Interventi sulla scia di un malcontento popolare che ha finito per portare Equitalia sul banco degli imputati per colpa della crisi e della crescente difficoltà a onorare il debito con il Fisco ma anche con gli altri enti creditori. Non va dimenticato, infatti, che il concessionario pubblico si occupa di incassare anche le multe stradali non pagate. Allo stesso tempo, però, proprio mentre montava la protesta, si è assistito a una progressiva crescita delle rateizzazioni concesse da Equitalia (anche in questo caso “complici” le norme che hanno facilitato l’accesso e allungato la possibile durata del piano di rientro), che a fine marzo hanno superato quota 1,9 milioni per un ammontare complessivo di oltre 22 miliardi di euro. Come a dire che anche l’atteggiamento di Equitalia verso i contribuenti sta giocoforza cambiando. Al di là delle tante situazioni segnalate anche al Sole 24 Ore nelle ultime settimane su rigidità che permangono o difficoltà di dialogo da superare, il filo conduttore che emerge dalle parole degli organi di vertice dell’agente della riscossione (si veda l’intervista a lato) è sempre più quello di ascoltare. Lo dimostra il caso di un’impresa edile che, a causa della crisi del settore e della mancanza di liquidità, ha manifestato le difficoltà di pagare all’ufficio locale di Equitalia e ha trovato un’exit way con un piano di rateazione che ha evitato la chiusura dell’attività. Difficoltà che riguardano anche i cittadini: una donna si è vista mettere all’asta la casa dalla banca ma anche grazie al punto d’ascolto di Equitalia è riuscita a concordare un piano di dilazione e il giudice ha anche bloccato la vendita.
Storie da lieto fine, che possono rappresentare un benchmark di riferimento. Anche se la strada per trovare l’equazione perfetta in grado di rendere Equitalia meno cattiva nella percezione dell’opinione pubblica e garantire un’efficace lotta all’evasione sembra ancora molto lunga, soprattutto con l’attuale crisi economica.

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