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Ferie residue, datori alla cassa

Conto alla rovescia per il pagamento dei contributi sulle ferie non godute. Relativamente alle ferie maturate per l’anno 2013 ma non fruite dai lavoratori entro la fine dello scorso mese di giugno, infatti, i datori di lavoro devono comunque versare la contribuzione previdenziale all’Inps, e devono farlo entro il prossimo 20 agosto cioè con la denuncia contributiva relativa al corrente mese di luglio (il termine è così prorogato dal 16 agosto per pausa estiva). A tal fine, occorre sommato un compenso virtuale (cioè non materialmente erogato ai lavoratori) a titolo di ferie non godute alla retribuzione effettiva del mese di luglio e procedere al calcolo e al versamento dei contributi.

Si pagano i contributi sulle ferie del 2013. L’appello riguarda le ferie maturate nell’anno 2013, il cui termine per la fruizione è scaduto il 30 giugno scorso (cioè 18 mesi dopo la fine dell’anno 2013). L’obbligazione contributiva deve essere assolta in corrispondenza degli adempimenti contributivi relativi al mese di luglio (che è il mese successivo a quello di scadenza del termine di fruizione), per il quale il versamento è fissato al 16 agosto. Termine, tuttavia, che slitta al 20 agosto per la consueta proroga estiva. Il termine si fissa così perché l’Inps ha disposto che la contribuzione può essere assolta nei 30 giorni successivi alla scadenza del termine di fruizione delle ferie con la denuncia contributiva relativa a tale periodo, rendendo applicabili al compenso ferie non godute le disposizioni della Delibera n. 5/1993 del consiglio di amministrazione in base alla quale gli adempimenti contributivi possono essere assolti, appunto, nel mese successivo a quello in cui maturano i compensi. Pertanto, poiché il termine di fruizione delle ferie è 30 giugno, i 30 giorni successivi (entro cui si possono pagare i contributi) cadono nel mese di luglio: la denuncia contributiva di tale mese rappresenta così quella con cui assolvere all’obbligazione contributiva.

Come si versano i contributi. Ai fini del versamento dei contributi, in particolare, i datori di lavoro sono tenuti a sommare alla retribuzione imponibile del mese successivo a quello di scadenza delle ferie anche l’importo corrispondente al compenso per ferie non godute, ancorché non corrisposto. Nell’operazione, può tenersi conto di quanto precisato dall’Inps in risposta alla richiesta di chiarimenti sulla possibilità di prorogare il termine (di 18 mesi successivi al termine dell’anno solare di maturazione delle ferie) per il pagamento della contribuzione sulle ferie arretrate e non godute nei casi in cui intervengano delle cause legali di sospensione del rapporto di lavoro (messaggio n. 18850/2006). Ossia che nelle ipotesi di interruzione temporanea della prestazione di lavoro per le cause contemplate dalla legge (per esempio malattia, maternità ecc.), che si siano verificate nel corso dei 18 mesi di tempo a disposizione del datore di lavoro per adempiere all’obbligazione contributiva, il termine resta sospeso per un periodo di durata pari a quello del legittimo impedimento.

Quando il versamento può attendere. Se l’azienda è in crisi, si proroga il termine di versamento dei contributi sulle ferie maturate e non fruite. Infatti, in presenza di concessione di cig (cassa integrazione guadagni), ordinaria o straordinaria e anche in deroga, il termine per l’adempimento contributivo, ordinariamente fissato al diciottesimo mese successivo all’anno solare di maturazione delle ferie, è da ritenersi sospeso per un periodo di durata pari a quello del «legittimo impedimento» (interpello n. 19/2011 del ministero del lavoro). Il ministero ha precisato pure che la cig a zero ore consente al datore di lavoro di posticipare il periodo di ferie a dopo la sospensione dell’attività produttiva, mentre una simile sospensione non è possibile nelle ipotesi di cig parziale. Tre i quesiti formulati dai consulenti del lavoro con interpello. Con il primo è stato chiesto di sapere se è possibile, per il datore di lavoro, di fruire immediatamente degli ammortizzatori sociali (cig, ordinaria, straordinaria e in deroga), posticipando a ciascun lavoratore coinvolto il godimento delle ferie annuali residue, già maturate alla data di richiesta della cig. Con il secondo quesito è stato chiesto di sapere se il datore di lavoro autorizzato alla cig sia comunque tenuto a concedere ai lavoratori le due settimane di ferie, previste come minimo legale (dlgs n. 66/2003), nel corso dell’anno di maturazione. Infine, con il terzo quesito è stato chiesto di sapere se, in presenza di cig, sia possibile differire il pagamento dei contributi relativi alle ferie non fruite. Sui primi due quesiti il ministero ritiene che, in caso di sospensione totale dell’attività lavorativa, ovvero nell’ipotesi di cig a zero ore, non sussiste il presupposto della necessità del recupero delle energie psicofisiche cui è preordinato il diritto alle ferie. Pertanto, l’esercizio del diritto di fruizione delle ferie, sia con riferimento a quelle già maturate sia a quelle infrannuali in corso di maturazione, può essere posticipato al momento della cessazione dell’evento sospensivo (cigs) e che coincide con la ripresa dell’attività produttiva. Il ministero, inoltre, ritiene che le stesse necessità imprenditoriali non giustificano invece l’eventuale differimento di concessione delle ferie, residue e infrannuali, nelle ipotesi di cig parziale in quanto, in queste ipotesi, va comunque garantito al lavoratore il ristoro psico-fisico correlato all’attività svolta, anche se in misura ridotta. Infine, relativamente al terzo quesito (possibilità di differire il versamento dei contributi dovuti per le ferie non godute, il cui termine ordinario è fissato al diciottesimo mese successivo all’anno solare di maturazione delle ferie o all’eventuale più ampio termine contrattualmente previsto), il parere del ministero si basa sulle indicazioni dell’Inps (messaggio n. 18850/2006), in base alle quali se si verificano ipotesi peculiari d’interruzione temporanea della prestazione di lavoro per cause previste da disposizioni di legge, quali ad esempio malattia, maternità nonché concessione di cig (ordinaria, straordinaria e in deroga), nel corso dei diciotto mesi, il termine per l’adempimento contributivo è da ritenersi sospeso per un periodo di durata pari a quello del legittimo impedimento.

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