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Fed, utili e intesa Usa-Cina: rally di gennaio a Wall Street

Da un lato la Fed che lascia intendere di non avere più intenzione di alzare i tassi d’interesse nel 2019. Dall’altro le «buone probabilità» (parole di Donald Trump) che Stati Uniti e Cina trovino un accordo commerciale. E in mezzo la ciliegina: Facebook, il colosso dei social network da mesi nella bufera per dati e privacy, che pubblica risultati del quarto trimestre superiori alle aspettative. Ieri non poteva capitare molto di più per sostenere Wall Street, che per tutta la giornata è rimasta in terreno ampiamente positivo. Così la Borsa Usa ha archiviato gennaio con performance che non si vedevano dall’ottobre del 2015: circa +8% nel mese per l’indice S&P 500 e oltre il 9% per il Nasdaq. Tre i motivi principali.
Uno: l’inversione a «U» della Fed
Il primo è il deciso di cambio di rotta delle banche centrali. A dicembre i mercati guardavano con grande preoccupazione il fatto che preparavano per il 2019 la ritirata dagli stimoli monetari. La Fed non solo anticipava altri rialzi dei tassi, ma prometteva di ridurre il bilancio «con il pilota automatico». La Bce aveva annunciato la fine del quantitative easing. Questo rappresentava per i mercati una vera svolta: se nel 2017 le cinque maggiori banche centrali hanno iniettato sui mercati oltre 2mila miliardi di dollari, scesi nel 2018 a 300 miliardi, nel 2019 si attendeva una contrazione della liquidità. Questo faceva paura. Ma il 2019 è iniziato con una retorica nuova, molto accomodante, da parte delle banche centrali. Culminata con la vera svolta di mercoledì della Fed: nessun rialzo dei tassi nel 2019. Così gli investitori sono tornati a comprare azioni. Un sondaggio Reuters lo conferma: i grandi fondi hanno aumentato l’esposizione sui mercati azionari al 48,5% del loro portafoglio. Record da un anno.
Due: la tregua Usa-Cina
L’altra grande preoccupazione di fine 2018 era la guerra commerciale tra Usa e Cina. Non tanto per l’impatto sul Pil (i dazi attuali pesano per lo 0,3% del Pil cinese e per lo 0,1% di quello statunitense), quanto per il clima di incertezza che creava. Clima che è diventato incandescente il primo dicembre scorso, quando è stata arrestata Meng Wanzhou, cfo ed erede del fondatore di Huawei, uno dei campioni dell’hi-tech cinese. Lo scontro tra Stati Uniti e Cina sembrava a quel punto a 360 gradi. Nel 2019, invece, la svolta: prima le trattative e ieri l’apertura di Trump. Per i mercati si tratta di un cambio di rotta notevole. Che tranquillizza non poco.
Tre: gli utili crescono ancora
L’altra grande incognita a dicembre era rappresentata dai profitti delle aziende. Se l’economia frena – si temeva – anche gli utili andranno a picco. Invece i dati usciti fino ad ora da Wall Street non stanno andando male: delle 210 aziende che hanno già annunciato i risultati del quarto trimestre – calcola Refinitiv data – il 71% ha superato le attese degli analisti. Ieri è stato il caso di Facebook e di General Electric: entrambe sono volate in Borsa oltre il 10%.

Morya Longo

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