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Fed, tassi invariati. Powell: la crescita degli Stati Uniti? Nel 2019 sarà solida

Tassi di interesse fermi. La Federal Reserve rallenta la stretta sul costo del denaro. «Osserveremo l’evoluzione dell’economia con pazienza», ha detto il presidente della Banca centrale, Jerome Powell, nella conferenza stampa che ha chiuso la riunione del Fomc, il Federal open market committee.

Quanto durerà la tregua? Nel comunicato finale non si accenna alla possibilità di rialzi futuri. Ed è la prima volta che accade dal 2015, quando è cominciata la manovra su tassi. Powell ha spiegato: «Non siamo in grado di dare una cornice temporale a questo nostro atteggiamento paziente. Dipenderà dai dati che arriveranno dall’economia reale». Nessuno, in realtà, si aspettava un altro incremento, dopo i quattro ritocchi del 2018. Il saggio di interesse, dunque, resta compreso tra il 2,25% e il 2,5%. Un livello, si legge nel documento finale, compatibile con le cifre raccolte lo scorso dicembre: «Il mercato del lavoro ha continuato a rafforzarsi e l’attività economica a crescere con un ritmo sostenuto».

Anche all’inizio del 2019, Powell non vede all’orizzonte il pericolo di una recessione negli Stati Uniti, pur considerando «il rallentamento di Cina e Europa». In questo quadro una Brexit senza accordo potrebbe alimentare tensioni finanziarie anche negli Usa. La crescita è spinta dai consumi delle famiglie «che continuano ad aumentare con forza». Il tasso di disoccupazione «resta basso», al 3,9%, mentre l’inflazione viaggia sulla soglia-obiettivo del 2%. Un fattore di debolezza strutturale è rappresentato dagli investimenti privati, in rallentamento rispetto agli ultimi mesi.

Powell si è detto anche preoccupato per l’impatto di un nuovo «Shutdown», un’altra «chiusura» dell’amministrazione se entro il 15 febbraio non ci sarà l’accordo sul bilancio tra Donald Trump e i democratici: «In quel caso potrebbero esserci ferite permanenti». È stato anche molto chiaro sulla gestione futura del portafoglio da 4 mila miliardi di dollari, accumulati negli anni del «quantitative easing», cioè l’acquisto di titoli per iniettare liquidità nel sistema.

Da tempo i mercati si chiedono quando la Fed inizierà a liberarsi dei bond. «Se sarà necessario — ha spiegato Powell — agiremo in primo luogo sui tassi e solo successivamente sul portafoglio titoli». Per il momento, comunque, la banca centrale spegne i motori. Trump questa volta sarà soddisfatto. «Ma noi non teniamo conto delle considerazioni politiche», ha concluso Powell.

Giuseppe Sarcina

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