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Fed, tassi invariati «Cautela» sui rialzi

NEW YORK
Da «avanti con cautela» a «cautela e poi, forse, avanti». Se in passato la politica monetaria della Federal Reserve era stata definita come un prudente cammino verso la normalizzazione della politica monetaria, ora i termini si sono invertiti e la prudenza domina sul suo prossimo passo nei tassi di interesse.
La Banca centrale americana ha lasciato immutato il costo del denaro, rispettando le attese, con un solo voto dissenziente (il “falco” Esther George della sede di Kansas City). Ma, al termine di due giorni di riunione al vertice, ha soprattutto lasciato senza risposta l’interrogativo se sarà davvero pronta a alzare i tassi al prossimo vertice del 14 e 15 giugno, mettendo in evidenza i segnali contrastanti in arrivo sulla salute dell’economia. «Le condizioni del mercato del lavoro sono ulteriormente migliorate» ha fatto sapere il comunicato, ieri unico “microfono” utilizzato da Janet Yellen e dai suoi colleghi per illustrare ai mercati e agli operatori economici la loro strategia.?«Anche se la crescita nell’attività economica sembra aver rallentato».
Hanno frenato i consumi delle famiglie, ha notato la Fed, suggerendo continue incognite domestiche. D’altro canto ha cancellato un riferimento esplicito ai rischi posti dalle condizioni economiche e finanziarie globali, in passato influente variabile sulle sue decisioni, sostituito da un meno severo intento di «monitorare con attenzione» l’evoluzione della situazione. Ansioso monitoraggio, tuttavia, merita contemporaneamente l’andamento dell’inflazione, tuttora troppo sottotono per incoraggiare strette.
La Fed aspetterà entro giugno importanti appuntamenti con dati americani e eventi internazionali (Brexit) per arrivare a una decisione e comunicare nuove valutazioni sull’outlook e sul futuro dei tassi. Con la Bce europea e la Boj giapponese impegnate a rafforzare gli stimoli in risposta alle gravi sfide delle loro economie, la Fed è stata già invitata ad una lunga pausa (il suo primo e unico mini-rialzo dei tassi risale ormai a dicembre) per evitare eccessivi rafforzamenti del dollaro e danni alla competitività del «made in Usa». In questo clima aveva formalmente ridimensionato, negli scorsi vertici, le previsioni sui tassi, facendo intravvedere una nuova stretta non prima di giugno e comunque non piu’ di due interventi entro fine anno. I mercati, in realtà, pronosticano al momento solo un rialzo del costo denaro nel 2016.
Al suo esame la Fed avrà presto nuove batterie di dati statunitensi, a cominciare dall’andamento del Prodotto interno lordo nei primi tre mesi dell’anno che verrà reso noto in prima lettura oggi: i timori sono che sia rimasto vittima di un indebolimento allo 0,6% (stime della stessa Fed di Atlanta) dopo l’1,4% strappato negli ultimi tre mesi del 2015. Ulteriori indicazioni sull’andamento dei prezzi mostreranno inoltre se le pressioni inflazionistiche rimangono testardamente sotto la desiderata soglia del 2 per cento. Una fragilità che fa da contrappeso al miglioramento del mercato dal lavoro, dove la disoccupazione è scesa attorno al 5 per cento. «La Fed ha indicato di essere aperta a un rialzo dei tassi a giugno ma che valuterà bene le statistiche economiche per determinare se la crescita riprenderà quota», spiega Mickey Levy, senior economist di Berenberg. Un’anteprima di quanto l’istituto centrale rimanga preoccupato e quanto deciso a proseguire in una cauta normalizzazione della politica monetaria potrebbe emergere dal prossimo discorso pubblico della Yellen, a Cambridge in Massachusetts, il 27 maggio.

Marco Valsania

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