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Fed: tassi a zero per altri tre anni

di Marco Valsania

Tassi congelati, vicini allo zero, per almeno tre anni, fino a tutto il 2014 con l'obiettivo di sostenere un'economia americana giudicata ancora troppo debole. Il primo verdetto di politica monetaria della Federal Reserve nel 2012 offre nuovi stimoli alla crescita, che continua a faticare ad assorbire la disoccupazione, prolungando di un anno e mezzo le precedente previsione di tassi minimi, che lo scorso agosto aveva promesso un costo del denaro invariato tra lo 0 e lo 0,25% «almeno fino alla metà del 2013».
Il governatore Ben Bernanke, nella sua periodica conferenza stampa, ha annunciato ieri anche nuove correzioni di rotta nelle strategie di comunicazione e trasparenza della Fed. Ha indicato esplicitamente, avvicinandosi a pratiche adottate da molte banche centrali internazionali, un obiettivo d'inflazione nel lungo periodo per l'economia a stelle e strisce: il 2%, misurato dall'indice dei prezzi per i consumi personali. «Comunicare chiaramente questo obiettivo – ha spiegato la Fed – aiuta ad ancorare le aspettative inflazionistiche, facilitando la stabilità dei prezzi, la moderazione dei tassi d'interesse a lunga e rafforzando la capacità del Fomc di promuovere la massima occupazione in presenza di turbolenze economiche».
Bernanke ha tuttavia precisato che la Fed non intende affatto convertirsi all'"inflation targeting" se per inflation targeting si intende una Banca centrale che dà priorità alla lotta all'inflazione: «Il nostro doppio mandato, stabilità dei prezzi e occupazione, resta invariato».
La Fed ha sollevato il sipario su un'altra operazione di trasparenza: ha reso note le attese sui tassi di tutti i 17 componenti del Fomc, l'organismo decisionale di politica monetaria. Anche questa, come l'obiettivo d'inflazione, è vista anzitutto come arma per combattere tensioni e rovesci economici, rintuzzando dubbi su dibattiti e decisioni della Fed. Nell'ultimo outlook, la Fed ha ridimensionato per quest'anno le previsioni di crescita, al 2,2%-2,7% dal 2,5%-2,9%, e ha ipotizzato una disoccupazione tra l'8,2% e l'8,5 per cento. Nove dei 17 membri del Fomc, in questo clima, prevedono rialzi dei tassi tra il 2014 e il 2015.
Il messaggio centrale è così rimasto il nuovo impegno a mantenere tassi interbancari a livelli eccezionalmente bassi, nettamente più generoso di quanto si aspettasse Wall Street che ha risposto dando fiducia alla Fed con guadagni di Borsa e nei bond. Il dollaro è invece sceso e l'euro risalito sopra quota 1,30. «L'idea era che prolungassero la loro promessa solo fino agli inizi del 2014», ha indicato Kevin Logan di Hsbc. Anche il lunguaggio, che definisce la posizione della Fed come «ampiamente accomodante» a favore della crescita, per Logan rappresenta un sostegno particolarmente convinto all'espansione.
La Banca centrale, nel dare le ragioni della sua politica, ha diagnosticato difficoltà nella ripresa. Ha fatto sapere che «se esistono indicatori che puntano a qualche ulteriore miglioramento del mercato del lavoro, la disoccupazione rimane elevata». Il governatore e i suoi colleghi hanno poi citato la debolezza del settore immobiliare, il basso tasso di utilizzo delle risorse e un'inflazione sottotono nel medio periodo. Hanno inoltre notato che gli «stress sui mercati finanziari globali continuano a porre seri rischi per le prospettive dell'economia», un segno che le preoccupazioni per l'Europa e le scosse sul debito sovrano sono più che mai vive. Bernanke ha parlato di «vento contrario», per l'avanzata dell'economia americana, in arrivo dal Vecchio continente. «Non siamo pronti – ha detto – a dichiarare che siamo entrati in una fase più robusta per l'economia». E non ha escluso «ulteriori azioni» se necessarie. Tra le ipotesi aperte: un nuovo programma di quantitative easing, di acquisto di obbligazioni, dopo precendenti round per un totale di 2.300 miliardi.

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