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Fed: subito l’Unione bancaria

La Federal Federal Reserve ha lanciato ieri un affondo contro le lentezze nel percorso verso l’unione bancaria in Europa, un affondo dunque soprattutto contro la Germania che chiede prudenza e tempi più lunghi di quelli che vorrebbero altri Paesi fra i quali l’Italia. La posizione formale e articolata della Banca centrale americana è stata annunciata ieri dal presidente della Fed di New York William Dudley nel suo intervento alla Conferenza per le sfide politiche e l’interdipendenza economica transatlantiche, a cui ha partecipato anche Olli Rehn, il vicepresidente della Commissione Ue
L’intervento di Dudley ha colpito i presenti per la portata – non solo tecnica, ma anche politica ed economica – e per i dettagli del suo messaggio che riassume in otto punti i vantaggi di una rapida integrazione del sistema bancario europeo sotto la supervisione primaria della Bce. Dal punto di vista politico, pur senza dirlo apertamente, Dudley avalla la posizione secondo cui introdurre un’assicurazione dei depositi e altri rafforzamenti per l’unione bancaria richiederà una direttiva europea e non una riscrittura del Trattato Europeo che richiederebbe tempi biblici. Dudley in questo gioca di sponda con la Commissione che sta lavorando a una direttiva; chiede l’introduzione rapida di un’assicurazione sui depositi comune, prende atto che l’attivismo della Bce è stato un passo avanti, ma ritiene che l’unione bancaria potrà compiere l’opera contribuendo in modo più diretto alla crescita attraverso una riallocazione più equa delle risorse finanziarie in Europa.
Del resto, la crescita resta oggi uno degli obiettivi condivisi fra tutte le principali economie industrializzate: «L’eurozona è ancora in recessione – ha detto Dudley – il sistema finanziario europeo resta frammentato e le parziali politiche accomodanti per il debito sovrano dei Paesi periferici non si sono tradotte in una diminuzione del costo di indebitamento del settore privato in questi Paesi».
Il problema riguarda direttamente l’Italia, il nostro modello competitivo e i nostri ditretti industriali strozzati da sperequazioni nell’accesso al credito. Le imprese italiane vengono penalizzate dal punto di vista competitivo rispetto a concorrenti tedesche o francesi di pari solidità e qualità di bilancio solo perché sia banche che aziende restano legate a un parametro “nazionale”. L’appello di Dudley è quello di superare «politiche macroeconomiche, regolamenti e supervisioni ancora di matrice nazionale quando viviamo in un’economia globale con un sistema finanziario globale: meglio coordinarsi che procedere lungo percorsi solitari».
I vantaggi che potrebbero derivare sono molteplici. Procedere verso una rapida unione bancaria pan europea, afferma Dudley, «dimostrerà l’impegno verso un’integrazione più profonda e darà più credibilità all’idea che l’unione monetaria è irreversibile»; non solo: «nel nuovo regime un euro sarà un euro in tutt’Europa riducendo le percezione di un rischio di ridenominazione». Questo vuol dire – sottolinea Dudley – che nel contesto di un’unione bancaria a tutto campo, ci sarà una caduta della propensione dei depositanti a trasferire i loro fondi da Paesi periferici a Paesi centrali. L’unione bancaria renderà la politica monetaria più efficace nei Paesi periferici. Il problema, continua Dudley è che Paesi come la Germania, hanno un costo dell’indebitamento privato molto basso nel contesto di un’economia che opera quasi a piena capacità produttiva, mentre per Paesi come l’Italia o la Spagna, che faticano dal punto di vista della performance economica, è molto elevato. Ma ci sono altri effetti collaterali. L’unione bancaria scoraggerà la frammentazione e promuoverà la re-integrazione del sistema bancario europeo, contribuirà all’integrazione macroeconomica, interromperà il legame diretto fra i bilanci dei governi e la salute delle loro banche; darà maggiore fiducia al mercato che grandi perdite “nascoste” non saranno facilmente “sepolte” nel sistema bancario.
«In sostanza – chiude Dudley – l’unione bancaria europea ha il potenziale per dare un forte contributo alla stabilità e alla crescita dell’eurozona». Dudley ha anche confermato che la Fed manterrà politiche monetarie accomodanti ma non ha risposto a critiche in arrivo invece dal commissario Ue ai Servizi finanziari Michel Barnier per l’imposizione di forti coefficenti di capitale per le banche straniere che operano in America.

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