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Fed: stabile la crescita Usa

L’economia degli Stati Uniti si fregia di nuovi progressi, dal mercato del lavoro all’immobiliare. E nell’insieme la crescita del Paese prosegue, stando alla Federal Reserve, a passo tra modesto e moderato, trainata da un settore manifatturiero che mostra «ottimismo» e dalla spesa dei consumatori.
I segnali di espansione hanno riportato all’ordine del giorno una riduzione degli aiuti straordinari da parte della Fed, l’avvio di un tapering che ridimensioni gli acquisti di bond per 85 miliardi di dollari al mese. Numerosi analisti ritengono che la Banca centrale possa aspettare fino a marzo ma sul mercato non manca chi prevede interventi ravvicinati, forse già dal vertice convocato per il 17 e 18 dicembre. L’incertezza ha tenuto in scacco i mercati, spingendo in ribasso gli indici di Borsa e in rialzo i rendimenti obbligazionari.
La scelte della Fed, però, sono tutt’altro che scontate: tra le incognite che gravano sulla ripresa c’è l’elusiva ricerca in Congresso di nuovi e duratori accordi su budget e debito. Il miglioramento dei dati, inoltre, non risolve il dramma politico oltre che economico di una ripresa tuttora debole: il presidente Barack Obama ha rilanciato proprio ieri, da un quartiere disagiato di Washington, la sua campagna per sostenere un “sogno americano” che per troppi rischia di infrangersi. Ha denunciato un’economia malata di diseguaglianza e chiesto aumenti del salario minimo. Ha difeso la riforma sanitaria partita male come una conquista sociale e insistito che investimenti pubblici e incentivi all’innovazione servono. «Assicurare che l’economia porti vantaggio a tutti è la sfida del nostro tempo – ha detto – oggi è difficile per chi nasce in povertà cambiare la sua situazione, difficile anche rispetto a Paesi quali Canada, Francia e Germania».
Il centro di ricerca Hamilton Project, vicino al Partito Democratico e guidato dall’ex sgeretario al Tesoro Robert Rubin, ha reso noto in contemporanea uno studio su una crisi contigua a quella della povertà: oltre metà delle famiglie con adulti in età lavorativa e figli minorenni ha redditi inferiori ai 60mila dollari l’anno. Ha cioè sollevato il sipario sulle dimensioni della “lower middle class”, i ceti medio-bassi che sfuggono alle statistiche sulla miseria ma faticano ad arrivare a fine mese.
Le schiarite giunte ieri sulla crescita, tuttavia, sono parse quantomeno di buon auspicio. Il Beige Book della Banca centrale, il rapporto preparatorio per il vertice del Fomc, ha riscontrato una crescita stabile o rafforzata in otto regioni su dodici. Con il settore manifatturiero fiducioso nelle prospettive di breve periodo, anzitutto nell’auto e nell’alta tecnologia. Nuove assunzioni sono state notate – oltre che nell’industria – nelle costruzioni, nel software e nella sanità.
Altri indicatori economici hanno dato man forte all’espansione. Il sondaggio sul mercato del lavoro dell’Adp, a due giorni dal dato ufficiale sulla disoccupazione, ha rilevato in novembre la creazione di 215mila impieghi nel settore privato contro aspettative di 178mila. Le cifre di ottobre sono state a loro volta riviste al rialzo, a 184mila buste paga da 130mila. Gli analisti prevedono 180mila nuovi posti di lavoro dall’imminente dato governativo, che comprende la pubblica amministrazione, e una disoccupazione scesa al 7,2% dal 7,3 per cento.
Un forte rialzo, intanto, è stato evidenziato in ottobre dalle vendite di nuove case, che restituiscono smalto a un settore immobiliare convalescente dal crollo che portò alla recessione: sono aumentate del 25,4% al livello annuale di 444mila. Il ritmo della costruzione di abitazioni rimane dimezzato rispetto agli anni pre-crisi, ma il recupero è incoraggiante per l’occupazione, con ogni progetto capace di generare 3 o 4 posti di lavoro.

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