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Fed più ottimista sul lavoro Usa

Il mercato del lavoro americano dà segnali incoraggianti, che convincono ormai anche la Federal Reserve. Il settore privato a dicembre ha aperto le porte degli uffici e i cancelli delle fabbriche a nuove assunzioni, creando 238mila nuovi occupati. Più dei 200mila attesi, grazie a miglioramenti diffusi dai servizi alle aziende di costruzioni e manifatturiere.
Conferme di un recupero occupazionale potrebbero rassicurare la Fed sulla solidità dell’espansione e la legittimità del cammino di graduale “tapering”, di ritiro degli stimoli straordinari intrapreso nell’ultimo vertice della Banca centrale. Tanto più che il Pil, dopo il 4,1% del terzo trimestre 2013, appare avviato a una performance superiore al 3% nel quarto. I verbali del Fomc di dicembre, resi noti ieri, hanno rivelato che la decisione sul tapering è stata presa in un clima di consenso ampio, pur se non unanime, sulle schiarite in corso per la ripresa. E, nel resoconto del dibattito interno, emerge proprio la scommessa su una “sostenibilità” dei passi avanti nell’occupazione.
I mercati, già su valori elevati, hanno reagito con cautela. Gli indici di Borsa S&P 500 e Dow Jones hanno perso frazioni di punto percentuale nel pomeriggio. Il dato sulle assunzioni delle imprese è da prendere con prudenza, risultato di un sondaggio di Adp e Moody’s Analytics, in attesa delle più attendibili statistiche governative di domani che misurano anche il pubblico impiego. Ma ha mostrato progressi diffusi che fanno ben sperare: 19mila nuovi posti nel manifatturiero, a misura della sua ritrovata competitività, e 38mila nell’edilizia, epicentro della passata crisi in via di risanamento. Il contributo maggiore alle assunzioni, 108mila, è inoltre arrivato dalle piccole aziende, con meno di 50 dipendenti, tradizionale serbatoio di nuovi posti di lavoro che finora aveva incontrato difficoltà. «Buona parte dei dati indica che il mercato del lavoro sembra mantenere una certa spinta», dice Ryan Wang di Hsbc.
L’occupazione resta tuttora uno dei nodi da sciogliere della ripresa americana. Dai dati governativi di dicembre al momento gli analisti si aspettano in media 191mila nuovi posti di lavoro e un tasso di disoccupati fermo al 7%, nonostante sia sceso al minimo da cinque anni grazie a una media mensile di 200mila nuovi impieghi tra agosto e novembre.
All’emergenza-lavoro è legato anche il dibattito politico, non solo di politica monetaria. La disuguaglianza, aumentata, e la mobilità sociale, diminuita, figura nei primi assaggi della campagna elettorale per il rinnovo del Congresso a novembre. La sfida è riconosciuta da tutti ma con ricette contrapposte: i leader repubblicani stanno uscendo allo scoperto con critiche a eccessive regolamentazioni e interventi pubblici, accusati di soffocare l’economia; la Casa Bianca e i democratici chiedono al contrario maggiori iniziative pubbliche, dai sussidi di disoccupazione ai buoni pasto e a fondi per le scuole. Ieri Barack Obama ha ricordato il 50° anniversario della Guerra alla povertà dichiarata da Lyndon Johnson negli anni 60 affermando che, grazie a quei programmi, è scesa del 40% e che però «molto resta da fare». E il tema della diseguaglianza sarà al centro del discorso sullo Stato dell’Unione del presidente il 28 gennaio.

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