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Fed, le Borse puntano su Yellen e plaudono al ritiro di Summers

NEW YORK — Mentre una fiammata degli indici azionari (non solo americani) salutava il ritiro di Larry Summers dalla corsa per la Fed e l’ascesa in pole position della candidata Janet Yellen, Barack Obama ha ricordato ieri il quinto anniversario del collasso della Lehman Brothers e della tempesta finanziaria del 2008 elencando i successi della politica economica della Casa Bianca, sottolineando che resta ancora molto da fare e attaccando i repubblicani. «Negli ultimi tre anni e mezzo abbiamo creato sette milioni e mezzo di nuovi posti di lavoro», ha detto il presidente, che era circondato da piccoli imprenditori, proprietari di case, operai edili e altri “testimonial” della ripresa. «Abbiamo registrato 42 mesi di crescita economica ininterrotta», ha continuato sulla falsariga di un rapporto post-crisi redatto dai suoi economisti. «Il deficit pubblico si sta riducendo ai ritmi più veloci degli ultimi decenni. Il sistema bancario ormai funziona. Insomma, abbiamo rimosso le macerie della crisi».
Ma Obama non si è limitato ai toni trionfalistici. Consapevole dello scetticismo dell’opinione pubblica, che si traduce nel 52% di disapprovazione per le scelte della Casa Bianca, il presidente ha ammesso che il Paese «non è ancora dove dovrebbe essere», specie per le disparità di reddito. Criticando nel suo discorso l’ostruzionismo dei repubblicani («hanno cercato per 40 volte, ma sempre invano, di affossare la riforma sanitaria »), Obama ha invitato i settori più responsabili della destra a “evitare il caos” e trovare una intesa sul bilancio. Tema, questo, che verrà al pettine tra poche settimane, quando il Tesoro raggiungerà il tetto massimo dell’indebitamento e, senza una mossa in extremis del Congresso, gli Usa rischiano un default tecnico.
Ieri le tensioni politiche non hanno avuto ripercussioni a Wall Street, che sembrava entusiasta non solo e non tanto per la crescita della produzione industriale (+0,4% ad agosto, grazie al settore auto), quanto per l’abbandono di Summers. L’ex ministro del Tesoro sembrava il favorito per la presidenza della Federal Reserve al posto di Bernanke. Considerato un “falco” su questioni monetarie e contrario a prolungare i tempi del “quantitative easing” della Fed, Summers era visto di cattivo occhio da molti economisti e parlamentari, tra cui quattro democratici che erano pronti a votare contro la sua ratifica. Così domenica l’ex ministro ha preferito ritirarsi, lasciando il campo ad altri sei candidati: l’attuale vice-presidente della Fed Janet Yellen, che è ora in pole postion, Richard Fischer, l’ex-ministro del tesoro Tim Geithner (che nega ogni interesse), Donald Kohn, Christine Rohmer e Roger Ferguson. L’abbandono di Summers è stato accolto con gioia da Wall Street: a un’ora dalla chiusura guadagnava lo 0,84%. Positive le Borse europee.

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