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Fed in manovra sui tassi Lo spread risale a quota 98

Bene l’asta dei nuovi BTp a 15 anni: collocati 8 miliardi. Borse deboli, spread in risalita (BTp-Bund a 98 punti): pesa l’incertezza per l’annuncio Fed di oggi sull’aumento dei tassi. Lagarde (Fmi):?dalla stretta Usa rischio volatilità per Paesi emergenti. Torna l’allarme Grecia, domani vertice Ue.

Il 2013 è stato un anno nero per i mercati emergenti. Una pesantissima fuga di capitali (oltre 60 miliardi di dollari furono i riscatti netti dai fondi equity e bond) fece tracollare azioni, obbligazioni e valute delle economie emergenti. Il fattore scatenante di questa tempesta fu l’annuncio del cosiddetto “tapering”, cioè la graduale riduzione degli gli stimoli monetari (Qe), da parte della Fed. Un segnale della fine di quella “liquidità facile” (che serviva a rilanciare la ripresa negli Usa ma che fu ampiamente usata per per gofiare bolle speculative) che fu accolto con un notevole nervosismo dagli investitori di tutto il mondo. Tra le vittime prescelte allora ci furono proprio i mercati emergenti. Dai tonfi del 2013 questi ultimi si sono ripresi è vero, ma i rischi di un nuovo scivolone non sono stati scacciati del tutto. È stato il numero uno del Fmi Christine Lagarde a lanciare ieri questo allarme. Un allarme che nasce dalla consapevolezza che il percorso di “normalizzazione” della politica monetaria Usa è ancora lontano dall’essere concluso e che gli effetti collaterali di questo percorso potrebbero ancora turbare i sonni degli investitori.
 

Attesa per la Fed
Le parole di Christine Lagarde non avrebbero potuto essere più azzeccate nei tempi vista la coincidenza con il consueto direttivo mensile della Fed. Archiviato il Quantitative easing ad ottobre dello scorso anno, ora potrebbe decidere un rialzo dei tassi di interesse. La stretta monetaria (la prima dal 2006)non sarà una decisione immediata. I mercati in ogni caso si concentreranno attentamente sulla retorica che userà oggi il presidente Janet Yellen allo scopo di intuire tempi e modi del rialzo dei tassi. Secondo buona parte degli operatori l’aumento del costo del denaro dovrebbe arrivare a metà di quest’anno. Non mancano comunque gli osservatori che si aspettano maggiore prudenza da parte della Banca centrale soprattutto alla luce della debolezza dell’inflazione.
 

Realizzi in Europa
Il clima di attesa in vista delle parole che oggi pronuncerà il presidente della Fed Janet Yellen ha condizionato la giornata di ieri sui mercati finanziari. Una seduta di forti vendite su azioni e obbligazioni europee. Le principali Borse continentali hanno chiuso gli scambi con il segno meno davanti: Milano ha perso lo 0,91%, Parigi lo 0,64%, Madrid lo 0,78% e Londra lo 0,49 per cento. La peggiore è stata Francoforte che ha chiuso in calo dell’1,54 per cento. L’avversione al rischio ha interessato anche il comparto dei titoli di Stato con rialzi generalizzati dei tassi dei bond governativi. I differenziali di rendimento tra i Paesi più solidi come la Germania e quelli più instabili come Italia e Spagna sono tornati a salire e lo spread tra BTp e Bund decennali si è riportato a 98 punti. A parte l’incertezza per le scelte della Fed, non c’è una ragione forte dietro questo dietrofront dei mercati europei se non la banale spiegazione delle “prese di profitto” degli operatori che hanno venduto monetizzando il recente rally. Il pretesto lo ha fornito l’indice Zew sulla fiducia degli investitori tedeschi che è cresciuto meno delle attese passando dai 53 punti di febbraio ai 54.8 di marzo contro i 59.4 messi in conto dagli analisti.
 

Liquidità sui listini 
Se c’è stato un ribasso insomma si è trattato di una correzione fisiologica dopo settimane di rialzi sostenuti. Soprattutto in Borsa. I numeri, da questo punto di vista, parlano da soli: l’ammontare di liquidità che la Bce inietterà sui mercati fino al 2016 con l’operazione Quantitative easing è di 1140 miliardi di euro, una cifra superiore (circa 1330 miliardi secondo la banca dati S&P Capital IQ) è quella che le Borse europee hanno guadagnato in termini di capitalizzazione in meno di due mesi. Nello specifico dal 22 gennaio di quest’anno, giorno in cui il presidente Mario Draghi ha annunciato il piano. Da allora l’indice Stoxx 600 europeo ha guadagnato oltre il 9% mentre nello stesso lasso di tempo Wall Street ha avuto un andamento piatto. Gli investitori globali hanno preferito di gran lunga le azioni europee a quelle americane. Da inizio anno – calcola Epfr Global – i fondi azionari europei hanno raccolto 35,6 miliardi di dollari di flussi netti di investimento. Nello stesso lasso di tempo i fondi azionari Usa hanno registrato riscatti per 33,6 miliardi di dollari. Nonostante il rally di inizio anno, le azioni europee restano ancora a buon mercato rispetto a quelle Usa. Il loro valore di mercato – fa notare Blackrock – è pari a 1,67 volte il patrimonio contro un multiplo di quasi tre volte delle “blue chips” americane.

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