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Fed flessibile sullo stimolo monetario

Ben Bernanke ieri ha voluto togliere un velo alle ambiguità che hanno segnato le sue posizioni sul “tapering”, cioè sul ritiro graduale degli acquisti di bond sul mercato e ha voluto dare una iniezione di fiducia al mercato: per la prima volta nelle ultime settimane ha chiarito che la Fed non ha già deciso i tempi per ridurre gli acquisti al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese previsti dal QE3 sul mercato come sostenevano alcuni, ma che anzi, se le cose non andranno bene gli acquisti potrebbero anche aumentare. Il Presidente della Fed ha poi confermato che la politica monetaria accomodante non sarà modificata per un lungo periodo di tempo. È importante sottolineare che le due tematiche, tapering e politica monetaria, sono diverse perchè il mercato ha troppo spesso fatto confusione: la settimana scorsa ad esempio, Bernanke aveva parlato solo di continuità di una politica monetaria accomodante, che stabilisce nel contesto del Fomc obiettivi per i tassi interbancari, senza riferirsi agli acquisti di bond. Per alcuni questo significava che, seppure gradualmente, lo strumento addizionale, quello cioè che inietta liquidità sul mercato grazie all’acquisto di bond sarebbe stato usato con maggiore cautela.
Ma il mercato è nervoso, è fragile è volatile: «Anche se la Fed procederà con molta cautela, passando diciamo da 85 miliardi di acquisti di bond al mese a 80, il mercato reagirà male lo stesso quando questo capiterà perché quello che alla Fed sembra niente per i mercati invece rappresenta qualcosa di emotivamente più importante e reagiscono come abbiamo visto nelle settimane scorse…», ci ha detto l’economista Allen Sinai. Per questo, dunque, davanti alla fragilità dei nervi del mercato e alla volatilità degli indici, Bernanke ha pensato ieri di fare chiarezza: «Se i pronostici per l’occupazione dovessero apparire meno favorevoli e se l’inflazione non dovesse tornare sui livelli del 2% o se le condizioni finanziarie – che si sono ristrette recentemente – dovessero essere non accomodanti abbastanza da consentirci di raggiungere i nostri obiettivi, l’attuale ritmo di acquisti sul mercato potrebbe essere mantenuto più a lungo. – ha detto Bernanke, che ha poi aggiunto: «Anzi, se necessario la Fed sarà pronta ad usare tutti gli strumenti in suo possesso, incluso un aumento del ritmo di acquisti per qualche tempo per promuovere un ritorno della piena occupazione nel contesto di una stabilità di prezzi».
E nel pomeriggio di ieri la Fed ha anche pubblicato il Beige Book, il documento che periodicamente dà il polso dell’economia america. Alcuni dati erano recenti, riferiti all’8 di luglio, e il quadro complessivo era leggermente più ottimistico di quello che si aspettavano gli operatori: tutti e sette i distretti hanno goduto di crescita, il settore immobiliare tiene, la qualità del credito è migliorata.
C’è dunque da chiedersi, ma Bernanke ha davvero detto qualcosa di nuovo? La risposta è no. Bernanke aveva già detto che se le condizioni economiche si fossero deteriorate la Fed sarebbe intervenuta in modo massiccio. Ma la sfumtaura semantica può funzionare e una semplice rassicurazione come quella di oggi è importante anche se dal punto di vista tecnico i punti di riferimento per Bernanke sono sempre gli stessi: un’inflazione al di sotto del livello di guardia della Fed (appunto il 2%) e un tasso di disoccupazione pur sempre alto, attorno al 7,6% invece di quel 6,5% che la Fed vorrebbe vedere a portata di mano per poter essere rassicurata sulla tenuta della ripresa. Resta anche confermato che, se per caso l’economia dovesse migliorare o i parametri di riferimento come occupazione o inflazione dovessero cambiare, allora la Fed si sentirà autorizzata a ridurre la manovra di acquisto. È solo questione di tempo dunque, e anche se resta verissimo che la Fed si riserva il diritto di aumentare gli interventi di acquisto sul mercato, le probabilità che l’economia peggiori drasticamente sono ben poche, come sostiene lo stesso Sinai.

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