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Fed e Spagna, un giorno di fiducia in Borsa

Doppia sorpresa ieri sui mercati azionari. Uno: le Borse hanno vissuto una giornata decisamente tonica, con rialzi di diversi punti percentuali. Due: a guidare i mercati sono stati i listini dell’Europa mediterranea, con Milano (+3,35%), Atene (+3,20%) e Madrid (+2,67%) davanti per un giorno ai rialzi di Francoforte (+1,84%), Londra (+1,73%) e Parigi (+1,69%). Su anche New York (+0,75%). Contemporaneamente lo spread tra i titoli di Stato italiani e tedeschi si è ridotto di 28 punti base a quota 439; in deciso calo anche lo spread tra Spagna e Germania, giù di 23 punti base (a 551). Grazie, anche, al nuovo aumento dei rendimenti dei Bund decennali all’1,52% (+11 punti base).
A dare lo slancio iniziale a metà mattina, dopo un avvio negativo, è stata l’asta di titoli di Stato spagnoli a 12 e 18 mesi: Madrid, pur con tassi in forte aumento, ha raccolto sul mercato più delle previsioni più ottimistiche. Accolti positivamente, poi, anche gli sviluppi greci, con i progressi verso un governo di coalizione «pro-euro». Atene, tra l’altro, è riuscita a strappare un calo degli alti tassi a tre mesi, dal 4,34% al 4,31%, al collocamento di ieri. E Jamie Dimon, l’amministratore delegato di JPMorgan, ha detto che l’Italia «soffre di una crisi di fiducia», ma «ha la ricchezza per saldare i propri debiti». Contemporaneamente, però, in Germania l’indice Zew delle aspettative economiche ha segnato il ribasso più forte degli ultimi 14 anni.
Occhi puntati, oggi, sugli Stati Uniti, dove si chiude una «due giorni» di riunioni della Fed — la banca centrale americana — che potrebbe annunciare nuove misure di stimolo all’economia. Da segnalare, anche, il nuovo minimo (da almeno 10 anni) dell’Euribor a un mese, a cui sono indicizzati molti mutui a tasso variabile: ieri è sceso allo 0,379%. Certo, oggi gli spread applicati dalle banche (la differenza tra il tasso effettivo del mutuo e quello di riferimento) sono molto più alti del passato, ma chi ha acceso il finanziamento solo pochi anni fa si ritrova adesso a pagare rate mai così basse. Con — si spera — un effetto positivo sui consumi.
Intanto, alla più grande banca tedesca — la Deutsche Bank — esplicitamente non si esclude l’uscita di Atene dall’area euro. «Una rottura dell’Eurozona è uno scenario molto probabile», ha detto il responsabile di DB Advisors, Georg Schuh. «Credo che ora siamo nella fase finale», ha stimato Schuh, secondo cui Atene potrebbe lasciare l’euro già prima della fine del 2012, «quanto prima, tanto meglio». L’uscita della Grecia dalla moneta unica potrebbe essere addirittura un’opportunità per il resto dell’Eurozona — è la tesi — se l’euro saprà diventare un «costrutto organico» invece di una «valuta rigida».

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