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Fed e contagi abbattono le Borse Wall Street giù del 7%, Milano -4,8%

MILANO — Il combinato disposto di previsioni economiche fosche, emesse dalla Federal Reserve americana, e numeri di contagi da coronavirus negli Stati Uniti oltre la soglia psicologica dei 2 milioni – che alimentano lo spettro di una seconda ondata epidemica in autunno – hanno mandato a picco i mercati e le Borse di tutto il mondo. I brutti segnali si erano visti fin dal primo mattino di ieri, con i listini asiatici e il prezzo del petrolio che reagivano malamente alle parole di Jerome Powell, governatore della Fed, di mercoledì sera. Il fatto che i tassi di interesse americani rimarranno ancorati vicino allo zero fino al 2022 significa implicitamente che la ripresa economica post Covid sarà lenta e più difficile da raggiungere. Non è tanto quel meno 6,4% del Pil previsto per quest’anno dai banchieri centrali Usa a spaventare, quanto piuttosto il tasso di disoccupazione che resterà per un bel po’ di tempo lontano da quel 4,1% fissato come obbiettivo tendenziale di lungo periodo, con un picco negativo al 9,3% già quest’anno.
Ecco, queste previsioni non certo incoraggianti si sono unite ieri alla tendenza in continuo aumento dei contagi negli Stati Uniti – la media settimanale degli ultimi 15 giorni in 20 Stati è stata in costante crescita agendo da detonatore ai diffusi timori di una seconda ondata dell’epidemia, più difficile da contrastare. Timori confermati dal segretario al Tesoro Usa, Stven Mnuchin, intervenuto per dire che «gli Stati Uniti non possono chiudere una seconda volta anche se vi fosse un nuovo incremento dei casi di coronavirus».
Insomma un mix esplosivo per i mercati che avevano subito il pesante crollo di marzo, quando l’indice S&P della borsa americana era sceso fino a 2.237 punti dai 3.373 di fine febbraio, ma gioito per il vistoso rimbalzo di aprile e maggio, quando lo stesso indice è tornato fin oltre quota 3.232 punti; quindi la doccia fredda di ieri con la correzione sul crinale dei 3.000 punti. Un ritracciamento che ieri sera in chiusura ha sfiorato il 7% per l’indice Dow Jones (meno 6,9%) e “solo” il -5,27% per il Nasdaq, sostenuto dai titoli tecnologici. Ma il forte flusso di vendite durante la giornata ha investito pesantemente anche l’Europa dove la perdita di capitalizzazione delle sociatà quotate è stata pari a 328 miliardi e dove Piazza Affari ha purtroppo indossato la maglia nera con un meno 4,81%, peggio di Francoforte (meno 4,37%), Parigi (meno 4,71%) e Londra (meno 4,01%).
Per l’Italia ha sicuramente pesato in termini negativi il crollo senza precedenti registrato dalla produzione industriale, segnalato ieri mattina dall’Istat. Ad aprile l’indice è sceso del 19,1% rispetto a marzo mentre su base annua il valore si è quasi dimezzato, crollando del 42,5%. In pratica tutti i principali settori di attività economica registrano forti diminuzioni tendenziali. Le più accentuate sono quelle delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-80,5%), della fabbricazione di mezzi di trasporto (-74,0%), delle altre industrie (-57,0%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-56,3%); l’unico comparto in leggera crescita è quello farmaceutico (+2,0%), mentre rimane sostanzialmente stabile quello alimentare (-0,1%).
Dunque l’economia va male, non solo in Italia ma anche nel resto del mondo, e questo, a causa del Covid, era previsto. Ciò che invece è ancora avvolto dall’incertezza e determina alta volatilità sui mercati sono i tempi e i modi della ripresa, che potrebbe tardare più del dovuto. Gli investitori, soprattutto i piccoli risparmiatori che durante la fase di lockdown hanno incrementato l’attività, stanno registrando questa incertezza e bisognerà vedere nelle prossime sedute, a partire da oggi, se tali timori troveranno un livello di sostegno oppure se si continuerà ad oscillare in su e in giù fin quando le previsioni non saranno più chiare all’orizzonte.
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