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Fed avanti tutta con gli stimoli

La Federal Reserve gioca a carte coperte sullo stimolo straordinario all’economia: la Banca centrale americana, al termine di due giorni di riunioni al vertice, ha infatti mantenuto invariato il programma di acquisto di bond per 85 miliardi di dollari al mese che rappresenta tuttora la sua principale arma straordinaria contro la fragilità dell’espansione. E non ha offerto indicazioni su come e quando potrebbe avviare un “tapering”, il ritiro graduale delle misure eccezionali, lasciando aperto il dibattito se agirà entro fine anno, al prossimo vertice di dicembre, oppure se intende rinviare ogni svolta ai primi mesi del 2014, tra gennaio e marzo. La Fed ieri, per continuare a soccorrere la crescita, ha anche confermato tassi di interesse vicini allo zero.
L’atteggiamento “attendista” della Federal Reserve si è rispecchiato nella presa di posizione all’uscita dell’incontro: il Federal Open Market Comittee, si legge nel suo comunicato, ha deciso «di aspettare ulteriori prove che i progressi siano sostenibili prima di correggere il ritmo degli acquisti» obbligazionari. Un messaggio che ripete quasi parola per parola la sostanza di quanto già affermato nel precedente incontro di settembre. E che rappresenta un cambio di tono rispetto al recente passato: ancora a giugno il chairman Ben Bernanke, che a fine gennaio sarà sostituito da Janet Yellen, aveva indicato quale orizzonte esplicito per un inizio del ritiro dello stimolo la fine dell’anno.
Alla radice delle preoccupazioni delle Fed ci sono le condizioni dell’economia che, per adesso, non convincono. «Continua a espandersi a passo moderato», si legge nell’ultima diagnosi della Fed. E il mercato del lavoro «ha mostrato alcuni ulteriori miglioramento». Ma allo stesso tempo la ripresa immobiliare, uno dei settori più danneggiati dalla crisi del 2008, «ha rallentato il passo nei mesi più recenti».
Quest’ultima ammissione è stata tra i principali cambiamenti nella valutazione dell’economia. Anche la politica fiscale continua a rappresentare un “freno”: di recente il’amministrazione Obama e il Congresso sono stati al centro di dure battaglie sul budget e sul tetto del debito, questioni soltanto temporaneamente risolte. In un segno più incoraggiante per l’economia e che un “tapering” ravvicinato resta in considerazione, tuttavia, la Fed ha omesso riferimenti all’esistenza di difficili condizioni finanziarie sui mercati tra gli ostacoli alle crescita, un’affermazione che era presente invece nel documento di settembre.
Il consenso attorno alla posizione ultra-accomodante di Bernanke è stato ampio: l’unico dissenso è stato quello del falco anti-inflazione Esther George, responsabile della sede di Kansas City. La decisione era stata anche ampiamente prevista da analisti e investitori. Wall Street ha perso quota dopo le dichiarazioni della Fed, reagendo alla constatazione che l’economia ha ancora bisogno di sostegno e che i mercati azionari si trovano già a livelli record.
Le incognite restano però irrisolte anzitutto sulle prossime mosse e strategie di una Fed che ieri ha rivelato ben poco delle sue intenzioni. La crescita rimane debole, a detta di molti economisti, e la sua performance sarà cruciale per qualunque svolta di politica monetaria: Kevin Logan, di Hsbc, ha ridotto i pronostici del Pil statunitense per il quarto trimestre a una marcia dell’1,9% dal 2,4 per cento. Logan ritiene che anche una decisione di riduzione degli stimoli in dicembre abbia «al più una probabilità del 50%», condizionata dall’andamento della fiducia dei consumatori e delle imprese.
Joseph LaVorgna di Deutsche Bank è stato ancora più cauto quando si tratta di pronosticare la rinuncia alle “stampelle” che sorreggono l’espansione: «Salvo improvvisi e forti dati economici, che arrivino in particolare sul mercato del lavoro, credo che al momento la Fed sia inchiodata al Quantitative easing», il termine usato per definire gli acquisti in corso di obbligazioni del Tesoro e immobiliari. LaVorgna si limita a prevedere un avvio del “tapering” l’anno prossimo, «non oltre marzo 2014 e forse prima». Alcuni analisti credono che la Banca centrale possa mantenere la sua politica monetaria e di Qe inalterata anche oltre, fino ad aprile. Di parere opposto invece Brian Jacobsen, di Wells Fargo: «Preparatevi a un “tapering” a dicembre», ha detto.

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